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Derivati Milano, chiesta la condanna delle banche

Nel processo penale sui derivati del Comune di Milano Milano, il pm Alfredo Robledo ieri ha avanzato le sue richieste: una condanna per 9 dei 13 imputati e l’assoluzione per altri 4 (tra cui i due funzionari comunali, l’ex dg di Milano Carlo Porta e il consulente Mauro Mauri). E, soprattutto, una condanna, sia materiale che simbolica, per le quattro banche straniere che, secondo il procuratore, avrebbero architettato e messo in atto, tra il 2005 e il 2007, una truffa ai danni dello Stato, imponendo all’amministrazione commissioni “implicite” illecite per quasi 100 milioni. Per Deutsche Bank, Depfa Bank, Jp Morgan e Ubs l’accusa chiede dunque una sanzione pecuniaria di 1,5 milioni ciascuna, una confisca complessiva per oltre 72 milioni e il divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione per un anno.
Fatto, quest’ultimo, di non poco conto, visto che alcuni istituti di credito hanno rapporti con molti enti locali italiani (soprattutto Deutsche Bank e Ubs). Ma è chiaro che per il procuratore la richiesta ha anche un forte valore simbolico, visto che, come lui stesso ha affermato durante la requisitoria, «le banche hanno raggirato il Comune mettendo in atto un’aggressione alla comunità per via dell’opacità assoluta dell ‘operazione». Poi ha sottolineato come il Comune si sia «fidato delle banche» e, citando uno dei testimoni sentiti in aula, ha precisato come gli «uffici comunali non avevano competenza per fare queste operazioni, e per questo furono le banche a valutare la convenienza per il Comune, finendo così di raggirarlo».
La requisitoria si è chiusa quindi con argomentazioni generali: «La trasparenza è fondamentale e va imposta come valore giuridico», altrimenti le banche «trattano le amministrazioni come altre banche».
L’assoluzione è stata sollecitata, oltre che per Porta e Mauri, anche per Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini, entrambi all’epoca dei fatti funzionari di Jp Morgan. Una condanna a 12 mesi e mille euro di multa è stata chiesta invece per Antonia Creanza (Jp Morgan), Marco Santarcangelo e William Marrone (Depfa); undici mesi e 900 euro per Carlo Arosio e Tommaso Zibordi (Deutsche Bank); dieci mesi e 800 euro per Gaetano Bassolino e Matteo Stassano (Ubs); otto mesi e 700 euro per Fulvio Molvetti (Jp Morgan) e sei mesi e 600 euro per Alessandro Foti (Ubs).
Le banche si difendono. «Ubs ritiene che i fatti dimostrino che non è avvenuta alcuna frode», Deutsche Bank «ha piena fiducia nei suoi dipendenti» e Jp Morgan ribadisce la «professionalità dei propri dipendenti».
La storia dei derivati sottoscritti da Palazzo Marino inizia nel giugno 2005, quando l’amministrazione comunale guidata da Gabriele Albertini emise obbligazioni per 1,68 miliardi, sottoscrivendo contemporaneamente con le stesse banche che si occupavano del bond degli Interest rate swap per sostituire il tasso fisso con il tasso variabile. Poi, a seguire, con la giunta guidata da Letizia Moratti, avvengono 7 rinegoziazioni con serie di Credit default swap.
La vicenda giudiziaria parte nel 2008, con tre esposti dell’ex consigliere Pd Davide Corritore, oggi dg di Milano con la giunta di Giuliano Pisapia. Il sospetto era che il Comune fosse stato aggravato da 100 milioni di costi “impliciti”. La procura avvia quindi le indagini e esegue un sequestro preventivo alle banche per 100 milioni.
Il rinvio a giudizio arriva così il 17 marzo 2010 e pochi mesi dopo il Comune di Milano si costituisce parte civile. Per la difesa invece non esistono costi occulti, perché i 100 milioni ipotizzati dalla procura fanno parte del compenso per il lavoro svolto.
Intanto il Comune, lo scorso marzo, ha chiuso il contenzioso con le banche sotto il profilo amministrativo, rinunciando alla costituzione di parte civile: con un accordo portato avanti dallo stesso Corritore sono stati chiusi gli Irs con mark to market positivo per 455 milioni, di cui 415 milioni investiti in Btp e conti deposito e 40 milioni impiegati nella parte corrente del bilancio. I Cds sono stati invece congelati nell’attesa di periodi più favorevoli.
Ieri, infine, la richiesta del pm, dopo che da circa 2 anni, ogni mercoledì, al tribunale di Milano vengono confrontate perizie e argomentazioni di difesa e accusa. Adesso il dibattimento si avvia verso la fase conclusiva. Il processo è aggiornato al 19 settembre, e la sentenza è attesa entro fine anno.

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