Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Derivati, anticipi blindati

Va comunque risarcita la banca che ha anticipato al cliente le somme necessarie per svolgere operazioni su derivati. Anche se è assente la forma scritta del contratto di riferimento. La chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 9996 della Prima sezione civile depositata ieri. È stato cosi respinto il motivo di ricorso di un correntista che aveva sostenuto l’esistenza nel caso esaminato di un contratto di finanziamento, per il quale è necessaria la forma scritta, escludendo quindi il diritto di restituzione a favore dell’istituto di credito. Con le somme anticipate dalla banca erano stati costituiti gli obbligatori «margini di garanzia» per lo svolgimento delle operazioni su derivati.
La Cassazione delimita innanzitutto la disciplina applicabile, escludendo che il caso, risalente al primo semestre del 1997, possa vedere l’utilizzo del regolamento Consob 10943 del 30 settembre 1997. Successivamente la sentenza si sofferma sull’identikit delle operazioni in derivati, ricordando che queste consistono in una scommessa al rialzo o al ribasso, dalla quale l’interessato si pone obiettivi altamente speculativi «quale vantaggio prettamente aleatorio collegato alla creazione artificiale di un rischio, e che proprio per tale ragione sono sottratte per legge al regime ex articolo 1933 del Codice civile». Nel momento poi in cui l’interessato conclude l’opzione diventa automaticamente debitore o creditore dell’importo del differenziale alla scadenza.
L’anticipazione di somme da destinare al versamento dei margini aveva le caratteristiche, avverte la Corte, dello sconfinamento, oggi presente nell’articolo 121 del Testo unico bancario, con il quale la banca mandataria ha fornito i mezzi per l’adempimento del mandato, versando la somma direttamente al terzo (la Cassa di compensazione e garanzia che ha il compito di assicurare il corretto svolgimento delle transazioni su derivati in mercati regolamentati), con diritto al rimborso da parte del mandante senza obbligo preliminare di affidamento.
La sentenza prosegue ricordando come i mercati regolamentati sono retti da regole che puntano a scongiurare il rischio di inadempimento degli investitori, grazie anche all’intervento della Cassa. In questa prospettiva i margini di garanzia non costituiscono un prezzo, ma la controprestazione della scommessa effettuata dall’investitore sull’andamento degli indici di borsa. Tutte queste considerazioni, conclude la Corte, non escludono che lo sconfinamento o il finanziamento concesso possa rientrare nella categoria dei contratti da pattuire in forma scritta. Tuttavia, da questo non deriva la legittimità della sottrazione alla restituzione di quanto erogato attraverso la proposizione di un’azione di nullità. «Se invero – chiude la pronuncia –, in detti mercati è prevista un’attività propria dell’intermediario, ciò risponde alla medesima esigenza di assicurare (in senso lato) l’adempimento del cliente; ma l’obbligazione finale di pagare quanto oggetto dell’opzione grava per definizione sull’investitore».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vasto entusiasmo ha suscitato la recente pronunzia della Corte di Giustia Ue, con la conferma del gi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha scelto la giornata delle donne Mario Draghi per il suo secondo discorso pubblico da presidente de...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale, per «nozione...

Oggi sulla stampa