Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Derivati, accordo Fed-banche estere

La Federal Reserve (Fed), nell’ambito di ripensamenti delle authority statunitensi sulle regole per i derivati, potrebbe dare una mano anche alle banche straniere. La stretta su questi titoli è tra i capitoli irrisolti, e più osteggiati dall’alta finanza, nella riforma Dodd-Frank. E la Banca centrale potrebbe adesso offrire alle filiali di grandi gruppi internazionali una via d’uscira da nuovi limiti giudicati troppo severi a operare sul mercato.
La revisione in corso alla Fed, riportata dal quotidiano britannico Financial Times, fa parte di una più generale correzione di rotta su un emendamento, la Sections 716 promossa dal senatore democratico dell’Arkansas Blanche Lincoln, che le stesse authority ritengono eccessivo.
Nei giorni scorsi un altro organismo, l’Occ del Tesoro, ha deciso di rinviare almeno fino al 2015 e forse al 2016 per tutte le banche una normativa che vieta il trading in numerosi derivati e swap che non sono trattati sugli exchange, a meno che non vengano del tutto isolato in società fuori dall’istituto.
La misura, nota come push-out, ha un intento chiaro: si ripromette di evitare che il trading in derivati fosse mischiato ad attività tradizionali che hanno accesso a protezioni federali, dall’assicurazione sui depositi a fondi della Fed, moltiplicando i rischi.
Ma le autorità, nonostante le proteste di chi teme indebolimenti della riforma proprio sui titoli al centro dalla passata crisi, hanno da tempo considerato la Sezione 716 più dannosa che utile: prima ancora del rinvio dell’entrata in vigore avevano già progressivamente ristretto a colpi di esenzioni i segmenti di derivati e swap nel mirino, preoccupati di non mettere al bando semplici attività di hedging. Stando ad alcune stime l’80 per cento dell’universo da oltre 650mila miliardi di dollari dei derivati sfugge alla norma.
Nel caso delle banche straniere, però, la legislazione non ha lasciato spazio a specifiche esenzioni. La Federal Reserve, secondo quanto affiorato, potrebbe così in dettaglio preparare il ricorso a una soluzione apposita che faciliti protagonisti del calibro dell’istituto tedesco Deutsche Bank, o di quello francese Société Générale e di quello britannico Barclays con forte presenza nel Paese. L’idea in discussione con gli istituti esteri è quella di trattare già di fatto alla stregua di entità separate le loro attività e filiali negli Stati Uniti, permettendo che una controllata agisca nei derivati mentre altre filiali preservano il diritto di accedere a prestiti agevolati della Fed.
Le filiali di banche estere in generale non sono comunque coperte dall’assicurazione sui depositi, che era la preoccupazione centrale del legislatore.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa