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Depositi, nell’anno del Covid messi da parte 160 miliardi

L’anno nero della pandemia e della sospensione cautelativa di tanti impegni di spesa da parte di famiglie e imprese si è chiuso con un aumento a doppia cifra dei depositi bancari, cresciuti in dicembre dell’11% rispetto ai dodici mesi, contro il +8,7% segnato a dicembre. Il dato, fotografato ieri nelle statistiche nazionali di “Banca e moneta” pubblicate dalla Banca d’Italia, conferma le dimensioni senza precedenti dell’impatto che ha avuto la crisi sanitaria sull’economia. Nei mesi centrali dell’anno la propensione al risparmio delle famiglie aveva sfiorato il 19%, valori doppi a quelli dell’anno prima, e alla fine del terzo trimestre (ultimo dato utile) era ancora vicina al 15% nelle rilevazioni Istat. Un’eccezionalità che si è riflessa nella crescita dei depositi, lievitati di 160 miliardi in un solo anno. Quelli delle famiglie consumatrici, in particolare, sono aumentati di 66 miliardi tra dicembre 2019 e dicembre 2020, raggiungendo la cifra di 1.109,6 miliardi, i conti delle famiglie produttrici sono aumentati di 11 miliardi e ora sfiorano i 76 miliardi, mentre la liquidità parcheggiata sui conti bancari delle imprese non finanziarie è aumentata di ben 83 miliardi, fino a toccare la cifra record di 384,5 miliardi a fine dicembre.

In un anno così critico le banche sono comunque riuscite a portare avanti i loro piani di cessione di crediti deteriorati, con dismissioni che hanno raggiunto i 30 miliardi. Secondo le tavole statistiche della Banca d’Italia gli Npl sono diminuite a fine dicembre del 19,5% sui dodici mesi (in novembre la riduzione era stata dell’11,9%) a 51,6 miliardi di euro lordi e a 20,6 miliardi netti. «La variazione – spiega Via Nazionale – può risentire dell’effetto di operazioni di cartolarizzazione» pari a 10,2 miliardi nel mese cui si aggiungo 9,4 di minore flussi in entrata.

I prestiti alle famiglie sono invece aumentati del 2,2% sui dodici mesi (2,3 in novembre) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dell’8,5% (+8,1 nel mese precedente). E il costo medio dei nuovi impieghi è rimasta su livelli molto contenuti. I tassi di interesse sui prestiti erogati nell’ultimo mese dell’anno alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, si sono collocati all’1,61% (1,63 in novembre), mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 7,69% (7,92 nel mese precedente). I tassi praticati sui nuovi prestiti alle società non finanziarie si sono invece fermati all’1,40% (1,33 in novembre), mentre quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari all’1,85%. Sopra quella soglia gli interessi non sono andati oltre l’1,16%. Nei portafogli delle banche c’erano a fine dicembre titoli del debito pubblico per 411,8 miliardi, di cui 298 miliardi in Btp. I livelli sono leggermente calati rispetto al picco di agosto-settembre (444 miliardi) ma per incontrare valori simili nelle serie storiche bisogna risalire al 2016.

Ieri in Banca d’Italia si è svolto intanto il primo di una serie di incontri, promossi insieme con le altre banche centrali dell’eurozona, per un confronto sulle proposte per la “strategy review” della politica monetaria della Bce. Sotto la presidenza di Christine Lagarde l’Eurotower, come noto, ha avviato una revisione di strumenti e obiettivi di azione diciotto anni dopo la precedente review del 2003. A discutere, in questo primo incontro, sei economisti, che hanno affrontato i tanti temi al centro delle analisi delle banche centrali: dall’inflation targeting ai nuovi equilibri da individuare tra politica monetaria e politiche fiscali, fino alle prospettive (per ora teoriche) dell’euro digitale. Il governatore Ignazio Visco, dopo aver ascoltato i contributi dell’accademia, ha sottolineato che il «punto cruciale» resta quello di riuscire a far comprendere «cosa facciamo e come». L’azione della banca centrale ha infatti «un valore per come viene recepita e per come reagiscono le imprese, le famiglie e i mercati agli impulsi che la politica monetaria mette nel sistema per conseguire certi obiettivi». Il ciclo di ascolto di via Nazionale. che si può seguire sul sito web, proseguirà il 22 febbraio con rappresentanti dei media e il 3 marzo con esponenti della società e le parti sociale.

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