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Depositi Iva, sosta con garanzie

di Renato Portale e Giuseppe Romano

La disciplina dei depositi Iva ha subito rilevanti modifiche dalle recenti manovre fiscali (Dl 70 del 13 maggio 2011 e Dl 138 del 13 agosto 2011).

Queste, in sintesi, le novità più importanti:

e tutti i depositi doganali privati, compresi quelli di tipo E, possono essere gestiti come depositi Iva;

r i beni introdotti in libera pratica, se vengono custoditi in un deposito Iva, devono essere coperti da garanzia fino a quando non viene dimostrato che l'imposta è stata assolta all'atto dell'estrazione. Sono esonerati solo gli importatori in possesso dello status di rilevanza comunitaria di Operatore economico autorizzato (Aeo);

t l'estrazione dei beni viene consentita solo ai soggetti passivi che risultino iscritti da almeno un anno alla Camera di commercio, che dimostrino un'effettiva operatività e attestino la regolarità dei versamenti Iva, con le modalità definite con provvedimento dell'agenzia delle Entrate. Quest'ultima disposizione, però, resterà in stand-by fino a quando non sarà emesso l'apposito provvedimento delle Entrate, che definisca le modalità operative delle nuove restrizioni.

I depositi Iva

Sono luoghi fisici, destinati a facilitare la movimentazione e la custodia dei beni oggetto di traffici intracomunitari, nei quali tutte le operazioni avvengono senza pagamento dell'Iva. Sono simili ai depositi doganali, ma si differenziano perché: non ricevono merce extracomunitaria (cioè merce che non abbia assolto il dazio d'importazione nella Ue); non sono soggetti a controlli permanenti da parte degli organi doganali; necessitano dell'introduzione fisica delle merci, senza la quale non operano le agevolazioni. Tutte le operazioni che riguardano i beni introdotti "in custodia" nei depositi sono effettuate senza l'assoggettamento a Iva, rinviando l'applicazione dell'imposta a quando gli stessi beni fisicamente ne escono. Pertanto, l'introduzione dei beni e le successive cessioni sono effettuate senza applicazione di Iva, così pure non sono soggette a imposta le lavorazioni dei beni custoditi e anche il compenso dovuto per il deposito e la custodia. All'atto dell'estrazione dei beni dai depositi, si realizza invece l'assoggettamento all'imposta secondo la destinazione degli stessi (cessione interna imponibile, ovvero cessione all'esportazione o intracomunitaria non imponibile).

Depositi accise e doganali

I depositi accise – articolo 50-bis del Dl 331/93 – hanno la stessa validità fiscale dei depositi Iva e, quindi, consentono di effettuare determinate cessioni di beni in sospensione di imposta. Il Dl 70/2011 ha specificato che i depositi in argomento sono quelli indicati all'articolo 1, comma 2, lettera e), del Testo unico delle imposte di produzione e consumo di cui al Dlgs 504/95 e successive modificazioni. In ordine ai "depositi doganali" il Dl 70/2011 ha specificato che possono operare come depositi Iva anche i depositi doganali di tipo E. Questa è una tipologia di deposito che assicura la massima flessibilità operativa per il depositario, potendosi identificare anche in una pluralità di installazioni, anche non confinanti, del depositario stesso. L'agenzia delle Dogane, con la nota 84920 del 7 settembre 2011, ha precisato che questa tipologia non è comunque associabile a tipologie di deposito "virtuale", nelle quali si prescinderebbe addirittura dallo stoccaggio dei beni. In base alla disciplina comunitaria, la gestione è comunque soggetta ad autorizzazione da parte della competente autorità doganale e subordinata alla tenuta della contabilità di magazzino dalla quale risulti, in qualsiasi momento, la collocazione della merce vincolata al regime.

Operazioni agevolate

Tra le operazioni agevolate, sono effettuate senza pagamento di Iva gli acquisti intracomunitari di beni con introduzione nel deposito, l'immissione in libera pratica, le cessioni intracomunitarie, alcune cessioni interne di beni particolari, le cessioni in regime di deposito, le esportazioni, le prestazioni di servizi, il trasferimento dei beni in altro deposito Iva.

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