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Depositi Iva, estrazione dei beni concessa solo a soggetti selezionati

di Franco Cornaggia e Norberto Villa 

Selezionati i soggetti che possono estrarre i beni dal deposito Iva. I rischi sono troppi alti e il legislatore stringe le maglie con il rischio però di perdere di vista le reali finalità e opportunità dei depositi Iva.

Il dl 138, convertito nella l. 148/2011 (licenziata dal parlamento il 14 settembre scorso e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 16 settembre) ha introdotto al comma 6 dell'art. 50-bis del dl 331/93 una nuova disposizione secondo cui i beni depositati possono essere estratti solo dalle imprese in possesso di determinati requisiti di affidabilità che sono fatti coincidere con: l'iscrizione da almeno un anno alla camera di commercio; dimostrazione dell'effettiva operatività; la regolarità dei versamenti Iva.

Sarà un regolamento che entrerà nel dettaglio di tale previsione e pertanto si ritiene che fino a quando ciò non avverrà non si avrà un impatto concreto della novità. Fino a prima delle modifiche l'unica caratteristica richiesta al soggetto che estraeva i beni dal deposito era quella di essere un soggetto Iva in grado pertanto di provvedere all'autofatturazione (applicazione dell'inversione contabile). L'obbligo di assolvere l'imposta al momento dell'estrazione (momento in cui nella sostanza viene meno il regime sospensivo) è un dato caratteristico dei depositi anche se poi l'assolvimento del tributo può avvenire con modalità differenti come mostrano gli esempi.

Esempio 1. Alfa effettua un acquisto comunitario mediante l'introduzione in un deposito Iva. In forza di ciò effettua un acquisto intracomunitario senza pagamento dell'imposta ai sensi dell'art. 50 bis comma quattro, lett. a) del dl 331/93. Alfa di seguito può cedere i beni a Beta all'interno del deposito Iva senza applicazione dell'imposta (art. 50-bis c. 4, lett. e) del dl 331/93). Se Beta decidesse di estrarre i beni dal deposito dovrà emettere un'autofattura ai sensi dell'art. 17 c. 2 del dpr 633/72.

Esempio 2. Alfa acquista dei beni da un paese extracomunitario con arrivo degli stessi in Italia. Ponendo in essere l'operazione di acquisto/immissione in libera pratica con introduzione in un deposito Iva si ottiene l'effetto di evitare il pagamento dell'imposta in dogana, ai sensi del quarto comma, lettera b), dell'art. 50-bis del dl 331/93. L'imposta sarà assolta solo nel momento di estrazione sempreché i beni non siano però diretti in territorio extranazionale.

Esempio 3. Alfa opera delle lavorazione sui beni situati in deposito. I corrispettivi dovuti per la stessa non prevedono pagamento di Iva ai sensi del quarto comma, lettera f), dell'art. 50-bis del dl 331/93. Questo regime nella sostanza permarrà fino a che il bene non rimane nel deposito perché nel caso di sua estrazione anche tali corrispettivi saranno da considerare per individuare l'imponibile da autofattura rare da parte dell'estrattore.

Ciò chiarito vi sono alcuni punti della disposizione che devono essere analizzati.

In primo luogo si richiede ai fini della possibilità di estrarre i beni dai depositi che il soggetto sia iscritto da almeno un anno alla camera di commercio. Tale situazione (vedi ItaliaOggi del 9 settembre) se non meglio individuata dall'atteso regolamento rischia di porre fuori gioco una serie di operatori che fino a oggi (ma si ritiene anche in futuro) potevano estrarre i beni. Infatti la caratteristica a tal fine richiesta era unicamente quella di possedere un codice identificativo Iva italiano e quindi era concesso di operare sia ai rappresentanti fiscali che ai soggetti non residenti identificati direttamente in Italia. Ma tali figure sono sconosciute alle camere di commercio e quindi leggendo rigidamente le nuove disposizioni si otterrebbe una loro esclusione dalla possibilità di estrarre i bei dai depositi.Considerazioni analoghe si potrebbero avere anche con riguardo alla seconda condizione la quale prevede che il soggetto estrattore deve dimostrare l'effettività operatività. Già il concetto di operatività non pare perfettamente aderente alle ipotesi dei rappresentanti fiscali e degli identificati ma anche in questo caso il regolamento dovrà porre attenzione a non stringere troppo l'interpretazione della norma con il rischio di far perdere operatività al sistema. Non è raro il caso in cui l'identificato o il rappresentante siano aperti in Italia proprio al fine di chiudere operazioni di questo tipo (estrarre beni dai depositi) e non si vorrebbe che in tale ipotesi la nuova richiesta di effettiva operatività possa risultare di ostacolo. Nella sostanza il fatto che si apra una posizione Iva in Italia per il solo fine di estrarre un bene da un deposito (nell'ambito chiaramente di un'operazione commerciale reale) potrebbe trovare un ostacolo nella nuova previsione a meno che la stessa non possa essere dimostrata con l'operatività del soggetto giuridico rappresentato o identificato.

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