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Depositi e super-Qe, Draghi affila le armi

E’ l’appuntamento economico più atteso di questa settimana. Giovedì alle 13.45, al termine della consueta riunione a Francoforte, la Bce alzerà il velo sulle sue nuove mosse di politica monetaria per far fronte a una ripresa sempre più incerta e scacciare il fantasma sempre più tangibile della deflazione. Poi la parola passerà a Mario Draghi che dovrà motivare in conferenza stampa le decisioni adottate e le intenzioni future. Non solo le misure varate, ma anche le parole e le sfumature che il numero uno dell’Eurotower utilizzerà avranno un impatto sull’andamento dei mercati.
A creare forti aspettative tra gli economisti e i trader è stato lo stesso Draghi: a metà febbraio di fronte all’Europarlamento il numero uno dell’Istituto ha annunciato che «la Bce rivedrà la propria politica monetaria nella riunione di marzo» perché «il contesto economico è cambiato». A conferma delle preoccupazioni di Francoforte è il dato sull’andamento dei prezzi dell’Eurozona, scivolati in terreno negativo, con un rallentamento dello 0,2% a febbraio su base annua. Un indicatore che rende ancora più incerte le prospettive di ripresa dell’economia mondiale, imbrigliata dal crollo del prezzo del petrolio e dalle difficoltà dei Paesi emergenti.
Quali sono dunque le armi a disposizione della Bce, da anni in prima linea per soccorrere l’Eurozona? Se sul fronte dei tassi di interesse di riferimento non ci sono più margini di manovra (il livello è oggi a 0,05%, il minimo storico), oggi secondo gli esperti gli strumenti possibili sono due: un’ ulteriore riduzione del tasso sui depositi e alcune modifiche al «Quantitative easing», il “bazooka” della Bce azionato nel marzo 2015 e che ha consentito finora l’acquisto di circa 548 miliardi di titoli di Stato. Sul primo strumento gli economisti sono all’unisono e si attendono un ritocco di 10 punti base del tasso sui depositi, quello che le banche pagano per “parcheggiare” la liquidità alla Bce, che oggi si situa intorno ai 700 miliardi di euro. Si tratterebbe di un nuovo ritocco dopo quello di dicembre, che ha portato il tasso a -0,3 per cento. «La mossa – spiega l’economista di Barclays Giuseppe Maraffino – non dovrebbe però esaurirsi a marzo e ci attendiamo un nuovo taglio di 10 punti del tasso sui depositi a giugno». La misura ha già però creato allarmismo tra le banche perché il pagamento di questa “tassa di parcheggio” contribuisce alla compressione dei margini di interesse per le banche che non possono portare sotto zero il tasso praticato ai depositanti. Tanto che nelle ultime settimane ha iniziato a farsi strada l’ipotesi di una riduzione modulare del tasso in territorio negativo sulla scia di altre banche centrali, come quella giapponese o svizzera (si veda l’analisi di Alessandro Merli sul Sole 24 Ore del 4 marzo). La decisione potrebbe essere annunciata già questa settimana o almeno evocata da Draghi nella conferenza stampa. In gergo si chiama «Multi Tier system» e, come sottolinea Maraffino, «contribuirebbe a limitare l’impatto dei tassi negativi per le banche, creerebbe spazio per ulteriori tagli da parte della Bce e, a seconda di come sarà disegnato, potrebbe generare incentivi per favorire il credito all’economia». Secondo Intesa Sanpaolo, l’Istituto di Francoforte dovrebbe lasciare invece invariato allo 0,3% il tasso per i due terzi della liquidità parcheggiata e tagliare a quota -0,55% quello per la parte restante.
L’altro strumento a disposizione riguarda il Quantitative easing. Lo scorso dicembre il piano di acquisto di titoli da 60 miliardi al mese è stato esteso fino al marzo 2017 e per questa settimana gli addetti ai lavori si attendono altre novità. «Ci aspettiamo – dice l’economista di Intesa Sanpaolo Anna Grimaldi – un aumento del volume mensile di titoli per 10-15 miliardi al mese e l’estensione del programma fino al giugno del prossimo anno». Non solo. Secondo l’economista, Draghi potrebbe annunciare che l’Istituto è pronto a varare – probabilmente a giugno – nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine (le cosiddette TLtro) a due anni «per smussare eventuali salti di liquidità all’interno del sistema». Tra le opzioni, secondo Barclays, c’è anche un ampliamento degli strumenti acquistabili. Già a dicembre i bond locali che rispettano determinati criteri sono entrati a pieno titolo nella lista della spesa della Bce. A quella lista potrebbero ora aggiungersi i cosiddetti titoli “semi-pubblici” di società con un azionariato per almeno il 50% in mano statale. Una platea stimata in circa 155 miliardi di euro (9,7 per l’Italia). Tutte misure che renderebbero ancora più accomodante la politica monetaria, contribuendo a un’iniezione di fiducia e a un innalzamento delle aspettative di inflazione.
Gli occhi saranno puntati anche sulle stime aggiornate di crescita e inflazione che la Bce presenterà e che dovrebbero confermare i rischi e le incertezze. Mario Draghi riuscirà a sorprendere o deluderà come è successo lo scorso dicembre? «Negli ultimi anni – conclude Maraffino – l’Eurotower non ha fatto mancare il suo supporto alla fiducia dei mercati e alla ripresa dell’economia reale, ma da sola la politica monetaria non basta. Per risollevare l’economia europea servono interventi strutturali e riforme. Questo non va dimenticato».
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