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Depenalizzazione al test dell’arretrato

Un piccolo aiuto nel mare degli oltre tre milioni di cause penali pendenti e delle altrettante che ogni anno arrivano in tribunale. L’effetto delle nuove misure di depenalizzazione – previste dai decreti legislativi 7 e 8 di quest’anno – entrate in vigore sabato, ma di fatto oggi al debutto, saranno contenuti. L’impatto sulle procure si farà sentire soprattutto per i procedimenti di omesso versamento dei contributi all’Inps, stimabili in diverse migliaia. Dati esatti non ce ne sono, ma i procuratori guardano soprattutto a quelle cause per sperare in un parziale effetto deflattivo.
«L’alleggerimento più rilevante arriverà dagli omessi versamenti – conferma Francesco Cozzi, procuratore facente funzioni a Genova – . Al momento abbiamo 116 procedimenti pendenti, ma perché di recente è stato fatto un forte lavoro di smaltimento. Di solito, in un anno erano diverse centinaia». Di quei fascicoli ce ne sono alcune migliaia anche presso la procura di Roma, come attesta il procuratore Giuseppe Pignatone.
Il giudizio sugli effetti della depenalizzazione degli altri reati è invece molto più cauto. «Sull’omesso versamento abbiamo più di 3mila fascicoli», dice il procuratore di Latina, Andrea De Gasperis, «ma per il resto non mi aspetto grandi effetti deflattivi: alcuni fra i reati depenalizzati sono praticamente inesistenti, mentre per altri, più frequenti, come l’ingiuria ci sono altre difficoltà».
Ingiuria e guida senza patente sono infatti i due reati più diffusi fra quelli che i decreti derubricano ad illeciti civili o amministrativi. Secondo il ministero della Giustizia i casi di ingiuria davanti al Gip oscillano da 12mila a 15mila e da 10mila ai 12mila quelli in dibattimento. Ma per il giudice di pace, a cui è riservata la competenza sulla materia, si tratterà solamente di un passaggio di mano: semplicemnte il fascicolo da penale diventerà civile. Questo significa che negli uffici più piccoli, dove uno stesso giudice di pace svolge sia le funzioni penali sia quelli civili, il magistrato si troverà a gestire la medesima causa ma con procedure diverse.
Si tratta inoltre di una depenalizzazione a metà. Il reato di ingiuria, nella maggior parte dei casi, si accompagna a quello di minaccia, che non è stato depenalizzato. «A essere stata cancellato – commenta Gabriele Di Girolamo, presidente dell’Associazione nazionale giudici di pace – è il reato di ingiuria singola, che rappresenta il 20-25% dei procedimenti. Più numerose sono, invece, le situazioni dell’ingiuria con minaccia. Da oggi, dunque, dovremo stralciare l’ingiuria e perseguire la minaccia».
Fra i reati più diffusi, ora diventati ex, c’è poi la guida senza patente. Ma anche in questo caso gli effetti deflattivi sono tutti da verificare. «A Milano ci sono circa 2mila iscrizioni l’anno», spiega Tiziana Siciliano, magistrato che coordina lo Sdas, l’Ufficio sezione definizione affari semplici della Procura che si occupa dei reati che non richiedono indagini istruttorie complesse. «La depenalizzazione non elimina però l’obbligo di iscrizione, che va fatta ugualmente per escludere la recidiva. In generale gli effetti deflattivi di questo intervento saranno estremamente modesti. La prima conseguenza, anzi, sarà un aggravio, soprattutto per le cancellerie, in quanto reindirizzare i fascicoli costituisce un grosso lavoro».
Effetti limitati, dunque. E comunque non immediati. «Forse i benefici li vedremo più in là – sostiene Maria Antonietta Troncone, procuratrice di Santa Maria Capua Vetere, uno dei circondari con il maggior numero di pendenze – ma sulle notizie di reato esistenti bisogna fare un lavoro enorme che riguarda in primo luogo gli uffici, già in grossa difficoltà per mancanza di organico» .
Più ottimista il procuratore aggiunto di Palermo, Leo Agueci: «Si tratta di una riforma certamente positiva – commenta– ma non c’è dubbio che poteva essere molto più ampia». E qui i magistrati concordano nell’indicare la mancata depenalizzazione del reato di clandestinità come l’assente più ingiustificato dall’elenco. «Mi stupisco che non lo abbiano cancellato – dichiara Alberto Candi, attuale reggente della procura generale di Bologna -. È completamente inutile e molto dispendioso».
Nei numeri che hanno accompagnato la predisposizione dei due decreti l’impatto veniva stimato nell’ordine del 2,5% sul totale dei procedimenti davanti al Gip e nel 3% sul complesso di quelli in dibattimento. Secondo il ministero, infatti, le cause coinvolte dalla depenalizzazione starebbero in un range da 24mila a 30mila se si considerano quelle davanti al giudice per le indagini preliminari, per scendere alle 15mila-18mila in dibattimento. Ma, come conferma il capo della procura di Torino, Armando Spataro, la situazione è fluida. «Nei giorni scorsi – afferma – abbiamo fatto una riunione con il gruppo degli affari semplici proprio per iniziare a cercare di capire che peso potrà avere la depenalizzazione, ma al momento non siamo in grado di stimarlo».
E fluida la situazione è anche riguardo all’organizzazione delle nuove procedure, a cominciare dal fatto che manca il decreto del ministero della Giustizia con i termini e le modalità del pagamento delle sanzioni e le forme di riscossione degli importi. Decreto che dovrà essere varato entro gli inizi di agosto.
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