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Deontologia, sanzioni ad hoc

Sanzioni univoche per gli avvocati che violano le regole deontologiche. Sospensione da due a sei mesi per chi stringe patti di quota lite, censura per l’avvocato che fa pubblicità comparativa o che viola il divieto di accaparramento di clientela, sospensione da uno a tre anni per il commissario d’esame che anticipa i testi ai candidati. È quanto prevede la bozza del nuovo codice deontologico forense, messo a punto dal Cnf e attualmente al vaglio degli ordini territoriali e delle altre anime della categoria per le relative osservazioni, che ItaliaOggi è in grado di anticipare. E la novità principale, rispetto al testo approvato nel 1997 e più volte modificato, è che a ogni singola previsione è riconosciuta una valenza disciplinare e una relativa sanzione applicabile. Entriamo nel dettaglio.

La struttura. La bozza del nuovo codice si compone di 73 articoli raccolti in sette titoli: il primo (artt. 1-22) individua i principi generali; il secondo (artt. 23-37) è riservato ai rapporti con il cliente e la parte assistita; il terzo (artt. 38-45) si occupa dei rapporti tra colleghi; il quarto (artt. 46-62) attiene ai doveri dell’avvocato nel processo; il quinto (artt. 63-68) concerne i rapporti con terzi e controparti; il sesto (artt. 69-72) concerne i rapporti con le Istituzioni forensi; il settimo (art. 73) contiene la disposizione finale.

I contenuti. Particolarmente rilevanti, viste le ultime dinamiche della professione forense, sono gli articoli che riguardano i doveri di corretta informazione dell’avvocato e il divieto di accaparramento di clientela. In particolare, viene ribadito il divieto di «dare informazioni comparative con altri professionisti», o che siano «equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o che contengano riferimenti a titoli, funzioni o incarichi non inerenti l’attività professionale». Nelle informazioni al pubblico, inoltre, «l’avvocato non deve indicare il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorché questi vi consentano». L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, «esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso». Il sito, inoltre, «non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito». Quanto all’accaparramento di clientela, invece, «l’avvocato non deve acquisire rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro». È inoltre vietato offrire «sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico».

Le sanzioni. Rispetto al vecchio codice, viene regolamentato il meccanismo del possibile aggravamento e della possibile attenuazione della sanzione edittale, individuata «sulla scorta della esperienza disciplinare e della casistica giurisprudenziale». Nei casi più gravi, la sanzione disciplinare può essere aumentata, nel suo massimo: fino alla sospensione dall’esercizio dell’attività professionale non superiore a due mesi, nel caso sia prevista la sanzione dell’avvertimento; fino alla sospensione dall’esercizio dell’attività professionale non superiore a un anno, nel caso della censura; fino alla sospensione dall’esercizio dell’attività professionale non superiore a tre anni, nel caso della sospensione fino a un anno; fino alla radiazione, nel caso sia prevista la sanzione della sospensione da uno a tre anni. Nei casi meno gravi, invece, la sanzione può essere diminuita: all’avvertimento, nel caso sia prevista la sanzione della censura; alla censura, nel caso della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale fino a un anno; alla sospensione dall’esercizio dell’attività professionale fino a due mesi nel caso sia prevista la sospensione dall’esercizio della professione da uno a tre anni.

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