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Deontologia forense omogenea

Una pena edittale per ogni singolo articolo, fatti salvi i principi generali (ovvero quelli cui normalmente si riconduce l’attività forense). Con la possibilità di un aggravamento o di un’attenuazione in relazione ai comportamenti concretamente rilevati e puniti. Obiettivo dell’indicazione della sanzione, per tutte le cosiddette norme incriminatrici, è dare uniformità alle decisioni assunte nel variegato territorio nazionale.

Il nuovo codice deontologico degli avvocati è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16 ottobre scorso, preceduto dalla nuova legge professionale che ha dettato le norme sull’ordinamento (la legge 31 dicembre 2012, n. 247) e seguito dal nuovo procedimento disciplinare che entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio 2015 (si veda ItaliaOggi Sette del 15/12/2014). La riforma che prevedeva l’allestimento di un nuovo codice era stata approvata dal Parlamento circa due anni fa, ma il nuovo testo ha necessitato di numerose modifiche e migliorie prima di giungere alla redazione finale. Eliminato il preambolo presente nella versione del 1997, il Titolo I del testo riguarda i principi generali attinenti alla figura dell’avvocato, il secondo analizza le corrette condotte da doversi assumere nei riguardi di clienti e parti assistite, il terzo esamina le novità concernenti il rapporto con i colleghi e la categoria professionale e invece il quarto e ultimo titolo si concentra sui doveri dell’avvocato; con decorrenza a partire dal primo gennaio 2015 saranno i consigli distrettuali di disciplina a occuparsi dell’applicazione delle sanzioni in caso di trasgressioni delle suddette norme. Complessivamente la norma in esame riproduce in gran parte le disposizioni del vecchio codice e della giurisprudenza intervenuta, che hanno costituito una base di riferimento importante.

Tra i principi generali summenzionati sono indicati i doveri di: indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, fiducia, fedeltà, segretezza e riservatezza, aggiornamento professionale e di evitare incompatibilità. Si richiama altresì il rilievo costituzionale e sociale della difesa e la necessità di rispettare i principi della corretta e leale concorrenza. Lascia tuttavia perplessi che un dovere fondamentale come il dovere di verità sia stato espunto dai principi generali e collocato tra i doveri dell’avvocato nel processo, quasi che fosse un dovere settoriale e non generale. Inoltre, posto che i principi generali enunciati non hanno sanzioni, il codice deontologico viene a essere soprattutto caratterizzato dalle norme incriminatrici.

La deontologia in realtà dovrebbe essere principalmente una forma di affermazione delle qualità professionali di chi esercita una professione, qualunque essa sia. Nel testo in oggetto invece appare relegata ad una sorta di decalogo ecumenico nel quale ad assumere rilievo è la sanzione e non l’esigenza etica di assicurare il rispetto stesso del diritto e della legge.

Non mancano le norme specifiche sulla informazione e pubblicità, che disciplinano informazioni e comunicazioni che l’avvocato può dare sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio, sulle eventuali specializzazioni e i titoli scientifici e professionali posseduti. Come già in passato, anche i fatti non professionali, cioè quelli riguardanti la vita privata, possono essere valutati disciplinarmente per la salvaguardia della reputazione dell’avvocato e dell’immagine della professione forense.

Il tutto, con una lettura in «combinato disposto interno» con i rilievi fatti sopra in punto di etica e morale, lascia abbastanza da pensare.

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