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Denuncia Iva omessa, credito salvo

L’agenzia delle Entrate si avvale del ravvedimento spontaneo e corregge il tiro sulla circolare 34/E del 6 agosto 2012, sui crediti risultanti da dichiarazioni omesse.
Con la nuova circolare 21/E del 25 giugno 2013, è stata infatti rivista la rigida interpretazione, in base alla quale, in caso di dichiarazione annuale omessa, i crediti si trasformavano in debiti. Di conseguenza, il contribuente doveva pagare le somme, con l’aggiunta di sanzioni e interessi, e solo dopo avrebbe potuto chiedere il rimborso del credito, magari con il contenzioso che sarebbe potuto durare dieci anni.
Con la circolare 21/E del 25 giugno 2013, l’agenzia delle Entrate evita sul nascere il contenzioso e riconosce in tempo reale il credito al contribuente, se effettivamente spettante.
In pratica, anche se a distanza di oltre dieci mesi, l’agenzia delle Entrate dà piena attuazione a quanto aveva affermato nella lettera inviata al Sole 24 Ore il 9 agosto 2012, in base alla quale, per i crediti delle dichiarazioni annuali omesse, il Fisco si sarebbe “accontentato” delle sanzioni, con gli uffici disposti, se ne ricorrono i presupposti, al «riconoscimento del credito in tempo reale». Insomma, senza bisogno di aprire il contenzioso.
Ora, grazie al ravvedimento dell’agenzia delle Entrate, è finalmente chiaro il significato delle parole «in tempo reale», quali sono le sanzioni applicabili, le modalità di pagamento delle stesse, e il comportamento che devono tenere gli uffici per riconoscere il credito sulla base di «un semplice riscontro contabile» senza bisogno di aprire un contenzioso inutile, costoso e defatigante per gli uffici e per i contribuenti, cioè per la collettività.
Come si evita il contenzioso
L’integrazione della precedente circolare 34/E si è resa necessaria per evitare il contenzioso, considerato che il contribuente sarebbe stato costretto ad aprire una lite per vedersi riconoscere il credito della dichiarazione omessa.
Come correttamente affermato dall’agenzia delle Entrate, sembra opportuno definire tempestivamente in una fase antecedente, senza prefigurare il rinvio alla mediazione o al contenzioso come condizione utile per il riconoscimento del diritto di credito.
In questo senso, a seguito del ricevimento della comunicazione di irregolarità, se il contribuente ritiene che il credito non dichiarato sia fondatamente ed effettivamente spettante, può attestarne l’esistenza contabile, mediante la produzione all’ufficio competente, entro il termine previsto dagli articoli 36-bis, comma 3, del Dpr 600/73 e 54-bis, comma 3, del Dpr 633/72, cioè entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione, di idonea documentazione (ad esempio, con riferimento alle eccedenze Iva, mediante esibizione dei registri Iva e delle relative liquidazioni, della dichiarazione cartacea relativa all’annualità omessa, delle fatture e di ogni altra documentazione ritenuta utile).
In questo modo, la dimostrazione dell’esistenza contabile del credito pone il contribuente, anche se in ritardo, nella stessa condizione in cui si sarebbe trovato qualora avesse correttamente presentato la dichiarazione.
I controlli
Resta ferma la possibilità per l’ufficio di effettuare le attività di controllo ai fini dell’Iva, delle imposte sui redditi o dell’Irap in merito alla dichiarazione omessa, anche per accertare l’effettività sostanziale del credito maturato. In esito a tali verifiche, qualora riscontri l’esistenza contabile del credito, l’ufficio, analogamente a quanto previsto nella fase contenziosa, anziché chiedere il pagamento seguito da un’istanza di rimborso, potrà “scomputare” direttamente l’importo del credito dalle somme complessivamente dovute in base all’originaria comunicazione di irregolarità e, conseguentemente, a norma del comma 2, articolo 2 del Dlgs 18 dicembre 1997, n. 462, emettere una “comunicazione definitiva” contenente la rideterminazione delle somme che residuano da versare a seguito dello scomputo operato.
Le sanzioni
Per l’agenzia delle Entrate, sono comunque dovuti gli interessi e la sanzione contestata, ex articolo 13, Dlgs 471/1997, di norma, del 30%, sulla parte di credito effettivamente utilizzata. Se il contribuente paga le somme dovute entro 30 giorni dalla comunicazione definitiva contenente la rideterminazione delle somme, potrà beneficiare della riduzione della predetta sanzione ad un terzo, di norma al 10 per cento. Questo significa, ad esempio, che nel caso di contribuente che ha omesso una dichiarazione Iva con 250mila euro di credito, ma ne ha usato solo 10mila, la sanzione e gli interessi saranno calcolati solo sui 10mila euro di credito utilizzato.

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