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Denaro falso, sequestri in calo

In tempi di provvedimenti monetari straordinari e di faticosa costruzione del consenso politico intorno alla necessità di salvare la moneta unica, c’è un euro che nessuno vuole. È quello falso, prodotto in modo sempre più sofisticato da una vera e propria industria che spesso (e già ai tempi della lira) ha sede in Italia. Questa può contare su un’organizzazione, capacità e strumenti di produzione di alto livello, e proprio questo la rende molto pericolosa, che in pochi anni le hanno consentito di abbattere le “muraglie cinesi” anti-falsificazione. Queste, nel caso dell’euro, erano numerose ed erano state attentamente studiate (ricordate? Le banconote furono presentate come virtualmente non falsificabili proprio grazie agli avanzati accorgimenti tecnici). Ebbene, il genio (spesso italico) dei falsari ha mostrato ancora una volta doti fuori del comune e quasi subito il denaro falso è tornato a circolare piuttosto copioso in tutta l’Unione. Con il tempo, inoltre, è progressivamente migliorato il livello qualitativo dei tarocchi.
C’è però una buona notizia: nel 2012 il trend del denaro falso in Italia ha invertito nettamente direzione. Lo mostrano chiaramente le evidenze dell’ultimo “Bollettino statistico sulla fasificazione dell’euro” (XXII edizione), un accurato rapporto realizzato dal l’Ufficio centrale antifrode dei mezzi di pagamento (Ucamp), struttura del ministero dell’Economia e delle finanze. Il miglioramento riguarda sia le segnalazioni dei casi di sospetta falsità sia i veri e propri sequestri, sia delle banconote sia delle monete. Nel primo semestre dell’anno le segnalazioni sono state 28.301, il 23,09% in meno rispetto al primo semestre del 2011. Nel caso di ritiri e sequestri di banconote (29.912), sulla stessa distanza il calo è stato del 30,7%, mentre per le monete (6.368 provvedimenti di ritiro) la diminuzione supera il 60 per cento.
Al di là dei grandi aggregati, il fenomeno della falsificazione risulta più complesso di quanto si può pensare. Non solo si differenzia per valori (come prevedibile), ma anche dal punto di vista territoriale e perfino per stagioni. Tutti aspetti approfonditi dal l’analisi Ucamp.
«Il maggior numero di banconote ritirate o sequestrate – precisa il rapporto – riguarda il taglio da 20 euro, che risulta essere pari al 47,3% del totale».
Al secondo posto, ma con un certo distacco, si trova la banconota da 50 euro, che nel periodo considerato ha totalizzato 7.834 ritiri o sequestri (il 26,2% del totale) e poco distante si collocano i 100 euro, con 6.190 sequestri (20,7%). Gli altri pezzi ricevono molte meno attenzioni da parte dei falsari, sia per la minore convenienza (nel caso delle banconote con valore facciale più ridotto) sia per le maggiori difficoltà tecniche: sempre nel caso dei sequestri, i 5 e 10 euro pesano così rispettivamente lo 0,4 e il 2,7%, mentre all’estremo opposto anche le banconote false da 200 e da 500 euro risultano relativamente più rare con il 2,3 e lo 0,4 per cento. Quanto ai provvedimenti di ritiro dalla circolazione delle banconote sospette, in prima linea figurano le banche e le agenzie di trasporto e custodia valori. Molto attive anche le forze dell’ordine e le Poste.
L’analisi geografica arricchisce la conoscenza del fenomeno di ulteriori elementi di interesse. Gli euro falsi non sono diffusi in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Il pericolo risulta più pronunciato nel Nord-Ovest, nel Centro e nel Nord-Est, cioè dove la circolazione del denaro è più intensa. Al vertice della classifica delle banconote false individuate e sequestrate si incontra così la Lombardia (con oltre 5mila sequestri nel semestre), mentre Campania, Sicilia e Marche occupano solo l’ottava, la nona e la decima posizione. «Approfondendo ulteriormente il dettaglio – spiegano inoltre gli analisti dell’Ucamp – Roma risulta essere la provincia nella quale tra gennaio e giugno è stato rinvenuto il maggior numero di banconote sospette di falsità (2.645), seguita da Genova (2.207), Milano (2.040), Torino (1.136), Bergamo (1.062), Napoli (1.012), Padova (823), Ancona (737), Brescia (676) e Treviso (668)».
Infine, e questo è meno intuibile, la falsificazione presenta un andamento stagionale. Il denaro falso circola di più in inverno (con un picco a gennaio), mentre si riduce in primavera (in aprile si registra il numero minimo di segnalazioni).
@GuidoPlutino

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