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Demansionati a parità di paga

Nessun superamento dell’articolo 18, sì al restyling della flessibilità delle mansioni (assegnate al dipendente all’atto dell’assunzione): saranno ben definite le circostanze di «riorganizzazione e ristrutturazione aziendale» per le quali si potrà variare l’incarico, mettendo nero su bianco la necessità di conservare medesimi accordi salariali.

E via libera pure a una restrizione del perimetro di utilizzo dei «voucher» per le prestazioni occasionali, che non si potranno usare in ogni comparto produttivo. Posta dal governo la questione di fiducia, si avvicina il momento della verità per il «Jobs act» (disegno di legge delega sul lavoro 1428), protagonista della votazione oggi in Aula, a palazzo Madama. Le correzioni dell’ultima ora, definite dal sottosegretario al welfare Teresa Bellanova «aggiustamenti» delle norme che regolano i rapporti occupazionali (nelle ore in cui il testo era al vaglio della Ragioneria generale dello stato), sembrano orientate a placare l’inquietudine di una fetta minoritaria del Pd: il maxiemendamento governativo, infatti, formalizzato ufficialmente nelle prossime ore, punta a sostituire l’intera parte della disciplina con le deleghe in materia di ammortizzatori sociali, politiche attive, contratti e conciliazione tempi di vita e lavoro in modo da consentire un unico voto di fiducia. Testo nel quale non trovano spazio novità in materia di rappresentanza sindacale, su cui pure si era vociferato negli ultimi giorni, né particolari modifiche alla contrattazione di primo e secondo livello. Soprattutto, però, l’esecutivo prende atto che non è ancora stato sciolto (politicamente e con le parti sociali e datoriali, ricevute dal premier Matteo Renzi ieri mattina, a palazzo Chigi) il nodo sulla rivisitazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che stabilisce che i licenziamenti nelle aziende con almeno 15 dipendenti abbiano validità soltanto se avvenuti per «giusta causa») e, in particolare, sull’aspetto della reintegra nel caso di allontanamento illegittimo dal posto. E, pertanto, la partita si rimanda a data da destinarsi.

Beneficiario delle aperture è, come sottolineato, il gruppo di esponenti democratici che non aveva gradito una serie di correzioni al «Jobs act» depositate dal governo (si veda anche ItaliaOggi del 18/9/2014): quanto alle misure per il sostegno al reddito, le recentissime modifiche chiariscono che vi saranno risorse aggiuntive, a partire dal 2015, per ampliare le tutele ai precari in base all’anzianità contributiva, inoltre si va nella direzione di varare una revisione del meccanismo di erogazioni degli ammortizzatori contestuale alla semplificazione dei contratti, con l’obiettivo di evitare che ad una maggiore «flessibilità» dei licenziamenti non corrispondano maggiori tutele per chi rimane privo dell’impiego. A seguire, vi sono altre garanzie ai parlamentari di centrosinistra (da cui il presidente del consiglio afferma di non aspettarsi «imboscate» nel corso della votazione del disegno di legge) messe nero su bianco sono finalizzate a rendere meno rigido il sistema dei controlli a distanza, che sarà realizzato con l’ausilio di nuove tecnologie per la «sorveglianza» (senza, tuttavia, intaccare «dignità e riservatezza» del dipendente); altra richiesta non caduta nel vuoto quella di non aumentare il tetto di 5 mila euro annui per il ricorso ai «voucher», insieme al restringimento dei settori in cui si potrà ricorrere ai «ticket» per remunerare le prestazioni occasionali. E, infine, nel maxiemendamento una esplicita posizione affinché si proceda, mediante la delega, a un concreto superamento della frammentazione delle diverse tipologie contrattuali.

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