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Deloitte-Roland Berger verso le nozze

Ci aveva provato nel 2010, ma le trattative erano naufragate sulla volontà di indipendenza dei partner della società-target. Questa volta ci riprova con maggiori possibilità: Deloitte è in avanzate trattative per conquistare la Roland Berger Strategy Consultants in una operazione destinata a cambiare gli equilibri nel mondo della consulenza strategica. Se ci riuscirà, l’unica società europea indipendente inserita nelle prime cinque aziende globali del settore – e proprio quella che l’anno scorso si era fatta promotrice del tentativo di costituire una agenzia europea di rating in grado di competere con le controverse Big Three – finirà nell’orbita del colosso americano, nel quadro di una tendenza al consolidamento in cui le grandi società di auditing stanno rafforzando il loro business con acquisizioni nella consulenza.
È stato il quotidiano Franfurter Allgemeine Zeitung a rivelate l’esistenza di negoziati già avanzati, che non sono stati smentiti dal gruppo tedesco se non in modo generico. Il giornale aggiunge che i 250 partner di Roland Berger sono avvertiti dei colloqui finalizzati a creare il numero due mondiale della consulenza (alle spalle della McKinsey) e ne stanno discutendo.
Rispetto all’inizio del decennio, la situazione è cambiata fino a rendere più appetibile sotto alcuni aspetti una eventuale aggregazione. Roland Berger ha continuato a crescere in termini di numero di partner e di proiezione geografica, raggiungendo una rete di 51 uffici in 36 Paesi e oltre 2.700 dipendenti. D’altra parte, proprio questa espansione ha evidenziato le difficoltà sia nell’affermarsi su nuovi mercati sia nel promuovere progetti strategici di ampio respiro e bisognosi di solidi supporti finanziari. L’omonimo fondatore, del resto, proprio nel 2010 ha lasciato il consiglio di sorveglianza per diventare presidente onorario: ha compiuto 75 anni lo scorso novembre, un mese coinciso con la nomina di 17 nuovi partner di cui solo 4 in Germania, Paese in cui il gruppo realizza ancora più della metà del giro d’affari.
Le spinte alla concentrazione nell’industria dell’advisory potrebbero dunque prevalere su quelle che individuano come un valore l’indipendenza, sia a livello societario sia nell’evitare commistioni – potenzialmente portatrici di conflitti di interesse – tra le sfere distinte della revisione contabile e della consulenza. Così sono in molti a pensare che una “European Success Story” (come si definisce nel suo sito) nata nel 1967 dalla verve imprenditoriale dell’allora 29enne Roland Berger, possa essere assorbita da un colosso Usa con un giro d’affari complessivo circa trenta volte superiore. Peraltro non è detto che altri giganti non entrino in campo con una loro offerta alternativa: tutti stanno puntando a crescere nella consulenza anche per linee esterne. La stessa Deloitte è reduce dalla conquista di un competitor di Roland Berger, la società americana di consulenza strategica Monitor. L’operazione è stata finalizzata l’11 gennaio scorso, con motivazioni che calzerebbero a pennello anche per l’eventuale acquisizione di Roland Berger: la combinazione tra alcune caratterische del target (forte brand, leadership di “pensiero”, talenti al top) con le ingenti risorse e la capillare rete globale del predatore, risultante in una «nuova presenza globale che ridefinirà il nostro settore». L’interesse per le società tedesche del ramo è dimostrato dal fatto che il mese successivo la Ernst & Young ha fatto una incursione in Germania rilevando la J&M Management Consulting (1.400 professionisti), mentre nel giugno scorso Kpmg ha inglobato la svizzero-tedesca BrainNet.

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