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Delocalizzazioni verso vincoli più soft

Il decreto “estivo” dovrebbe tagliare il traguardo all’inizio della prossima settimana. Lo ha ribadito ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, mentre lo staff del ministero Sviluppo-Lavoro continua a lavorare alle coperture finanziarie, relative alla parte fiscale, insieme ai tecnici del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Il confronto su split payment, spesometro e redditometro è complesso e le intenzioni iniziali potrebbero essere riviste al ribasso. Si limano anche alcuni contenuti della bozza circolata nei giorni scorsi. Nella delicatissima materia del lavoro e dei contratti a termine, ma anche nella parte relativa a delocalizzazioni e incentivi, tutti argomenti guardati con grande attenzione dalle imprese. Potrebbe esserci una parziale attenuazione delle misure, tra l’altro potenzialmente retroattive, che andrebbero a modificare il quadro già esistente sulle delocalizzazioni(leg ge di stabilità 2014).
Alcuni esperti continuano a sconsigliare l’estensione delle norme del 2014 anche a delocalizzazioni interne alla Ue, perché sarebbe difficile sostenerne la legittimità in sede comunitaria, considerato tra l’altro che nel 2014 e poi nel 2017 le regole europee sono state irrigidite per evitare che aiuti pubblici vengano usati per incentivare lo spostamento di posti di lavoro. Si ragiona anche su altri aspetti, ad esempio se ridurre il vincolo di mantenimento dell’investimento, portandolo dai 10 anni della prima bozza a 5 e se alleggerire le sanzioni che ora arrivano a quattro volte l’importo ricevuto. Da verificare, poi, se resterà nel testo finale la norma inserita un po’ a sorpresa per revocare, in tutto o in parte, i contributi anche in caso di riduzione dell’occupazione nel sito incentivato, a prescindere da eventuali delocalizzazioni. Dovrebbero essere confermate le restrizioni per le multinazionali che beneficiano dell’iperammortamento del piano Industria 4.0, ma poi rivendono o delocalizzano i beni incentivati.
L’evoluzione del decreto viene seguita con interesse dal mondo imprenditoriale. «Dobbiamo capire bene il perimetro della norma prima di trarre conclusioni», dice Carlo Robiglio, presidente della Piccola industria di Confindustria. «Siamo i primi a condividere che se un’impresa riceve aiuti e poi delocalizza in una nazione dove paga meno tasse per noi è scorretto». «Ma come Confindustria – continua – stiamo dando una forte spinta all’internazionalizzazione delle pmi e all’export, per far crescere il paese. Bisogna capire come si delocalizza e fare attenzione a come si agisce. Vedremo i contenuti della norma». Per Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto, il problema vero è capire perché gli imprenditori se ne vanno. «Noi il cuore l’abbiamo qui in Italia, l’ultima assemblea che ho organizzato da presidente degli industriali di Venezia-Rovigo aveva il titolo Reshoring. Combattiamo i furbetti e gli opportunisti, e questo può essere giusto, ma non si può generalizzare», dice Zoppas. «Si delocalizza per ragioni di mercato, per restare competitivi nonostante gli handicap che ci sono ancora nel paese e su cui bisogna intervenire. Una norma anti delocalizzazioni rischia di avere l’effetto controproducente di aggravare la situazione di chi magari è già in difficoltà e far chiudere le imprese».
Per Paolo Scudieri, numero uno di Adler Group, azienda dell’automotive in provincia di Napoli e presente in 30 paesi, la norma cui sta pensando il governo è uno degli esempi di cultura anti industriale del paese. «Dobbiamo attrarre investimenti, sono molti gli imprenditori che vorrebbero venire da noi, ma spot del genere hanno l’effetto di allontanarli», dice Scudieri. «Chi prende incentivi deve essere serio e coerente nel proprio atteggiamento, credo che l’Italia da questo punto di vista abbia un saldo attivo. Il tema andrebbe affrontato a livello europeo, nel caso un’azienda usufruisca di aiuti e si sposti in un’altra nazione più vantaggiosa per la stessa attività. Norme nazionali avrebbero l’effetto contrario di ridurre investimenti e posti di lavoro».

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