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Delmi va a sostegno di Edf nell’Opa francese su Edison


Spunta un asse Edf-Delmi sull'Opa Edison. Il riassetto della compagnia elettrica milanese, con il divorzio tra Francia e Italia, è ormai appeso all'offerta che il colosso francese, destinato a prenderne il controllo, dovrà lanciare. Dalle pieghe dell'accordo emerge una novità: Delmi, la holding degli italiani, è pronta ad affiancare Edf nell'Opa mettendo sul piatto 50 milioni di euro. Gli italiani, che in teoria passano dalla parte degli azionisti di minoranza post-riassetto, sono dunque disposti a mettere un cip in un'Opa che potrebbe costare circa un miliardo ai francesi.

L'Opa però sta diventando un giallo all'interno della già intricata trattativa per la separazione, dove un accordo è arrivato solo in extremis la settimana scorsa: i francesi, inizialmente restii a un'offerta, ora sono disposti a farla ma a condizione che sia fatta alla media semplice dei prezzi dell'ultimo anno. Il fondamento della richiesta è che siccome nel riassetto – che porterebbe a un cambio di controlo e conseguentemente a un'Opa – non ci sarà nessun passaggio di azioni, il prezzo dovrebbe essere senza premio, ossia circa 0,84 euro. Sarà la Consob a decidere dopo che lunedì prossimo Edf presenterà il suo caso alla commissione guidata da Giuseppe Vegas.

Ma ecco la nuova sorpresa: se l'Opa partirà, come chiede Edf, al prezzo del titolo degli ultimi 12 mesi, i soci italiani di Edison, riuniti in Delmi, dovranno contribuire rilevando il 10% delle azioni apportate all'Opa, con un impegno massimo, appunto, di 50 milioni. Una decisione che farebbe in realtà parte del più ampio piano di accordo che le parti stanno discutendo. La partecipazione di Delmi, come segno di vicinanza a Edf, scatta solamente se ci sarà l'ok all'Opa «senza premio». In caso contrario, d'altronde, tutta la cornice dell'accordo andrà rivista. Ammesso che Consob dica «sì», ma è tutt'altro che scontato perché la commissione sta valutando quali strumenti sono possibili per ottenere un rialzo dell'offerta, i 50 milioni che Delmi investirà equivalgono, a questi prezzi, a un 1,13% del capitale di Edison. In ogni caso tutto è soggetto alla decisione di Consob: tra tre giorni Edf porterà ufficialmente il quesito davanti alla commissione, che dovrà anche decidere quale sarà il prezzo giusto per l'eventuale Opa. Il nodo è stabilire il valore della opzione put concessa a Delmi e che farebbe da valore di riferimento: come riferito ieri dal Il Sole 24 Ore gli operatori di Borsa stanno provando a farne una stima, arrivando a una forchetta tra 1,2 e 1,5 euro sulla base delle indicazioni fornite da Edf. Rimane l'incognita del calcolo del debito, sul quale non sono stati dati dettagli. Da quella forchetta, secondo gli analisti, andrebbe dedotto anche il debito, circa un miliardo quello finanziario di Edison, per cui il valore della put potrebbe scendere a 1,13-1,27 euro.

Nel frattempo continua la serie di passaggi consiliari della trattativa per i soci italiani. Dopo l'ok di A2A, il socio forte di Delmi, ieri sono arrivati altri due sì alla bozza di accordo, quello della stessa Delmi e di Iren. La proroga dei patti Edf-Delmi fino al 30 novembre, ha spiegato il presidente di Delmi Franco Baiguera, servirà a definire i dettagli dell'operazione «come la scissione di Transalpina di Energia, la ripartizione del debito Edipower, le società comparabili per la definizione della put legata al Mol e la governance». Un contestuale cda di Iren, socio di minoranza di Delmi, ha approvato l'accordo, annunciando di aver dato «mandato a proseguire i negoziati».

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