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Della Valle si dimette da Generali Fonsai, Unipol stringe sui concambi

MILANO — Diego Della Valle si è dimesso dal consiglio delle Generali. Ieri ha inviato al Leone la lettera nel quale formalizza il passo, motivandolo con il «dissenso circa le modalità di gestione della sostituzione del group ceo»: sabato, quando il consiglio della compagnia triestina ha sfiduciato a larga maggioranza Giovanni Perissinotto e deciso la sua sostituzione con Mario Greco, proveniente da Zurich, l’imprenditore della Tod’s ha votato contro il cambio della guardia perché in disaccordo con la decisione «nella forma e nella sostanza».
Dissenso che ieri Della Valle, entrato nel board del Leone nel 2004 come amministratore indipendente, ha ribadito nel corso di «Ballarò» su Rai Tre: «Mi sono dimesso perché non ero d’accordo con alcune decisioni prese sabato. Non in polemica, ma fermamente convinto che si poteva fare diversamente. Volevo solo confermare il mio punto di vista. Sono uscito perché così si dovrebbe fare quando non si è d’accordo su qualcosa. Generali è importante perché è una grandissima società, di grande tradizione e che rappresenta forse uno degli esempi più belli di buona gestione e reputazione delle nostre imprese non solo in Italia ma soprattutto all’estero». Quanto a Mediobanca, principale socio del leone con il 13,4%, secondo Della Valle «non è servita molto all’Italia, potrebbe diventare utile Paese, dipenderà molto da come si deciderà di farla funzionare».
E a proposito degli assetti azionari triestini, ieri è arrivata la conferma che Petr Kellner, alleato del Leone a Praga nella joint venture Generali-Ppf, ha quasi dimezzato la propria partecipazione nella compagnia portandola all’1,14%. La quota è stata inoltre svalutata di 183 milioni.
Sempre ieri si è svolto il consiglio di Unipol che ha esaminato la proposta di Fonsai sui concambi per l’aggregazione. Il board, iniziato nel primo pomeriggio, si è protratto fino a sera e la compagnia ha deciso di comunicare i risultati dei lavori questa mattina, alcune fonti hanno però definito la proposta deliberata «vicina» a quella di Fondiaria-Sai. E un accordo sarebbe stato cercato in un vertice notturno post board fra le due compagnie.
Il gruppo guidato da Carlo Cimbri aveva indicato la propria quota di controllo sul polo nel 66,7%, mentre Fonsai l’ha fissata al 61%, quindi al di sotto della percentuale risultata da un negoziato fra i vertici delle società, che l’aveva posizionata al 61,75%. L’accordo sui concambi è essenziale per andare avanti nell’integrazione, ma prima dell’assemblea di Premafin convocata per il 12 giugno sul bilancio 2011 e l’aumento di capitale riservato a Unipol, l’intesa va completata con la rinuncia alla manleva e al diritto di recesso da parte dei Ligresti, condizioni che la Consob ha definito incompatibili con il salvataggio e quindi con l’esenzione dall’Opa. Senza la quale Unipol si ritirerebbe dalla partita.
Intanto nella relazione degli amministratori di Fonsai depositata in vista dell’assemblea-bis sull’aumento di fine giugno, si legge che la ricapitalizzazione da 1,1 miliardi porterebbe il margine di solvibilità (su base aprile) al 136,2%. Infine l’Isvap ha ricevuto dall’Antitrust la bozza di provvedimento sulle misure che Unipol e Mediobanca dovranno prendere perché la fusione venga autorizzata. L’authority assicurativa ha 30 giorni per il parere, ma i tempi saranno più rapidi.

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