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Delega fiscale verso il binario morto

Il Senato affossa la delega fiscale. Se non definitivamente, poco ci manca. Dopo una giornata convulsa e vissuta tra pregiudiziali, sospensive e riunioni tra Governo e rappresentanti delle maggioranza, l’Aula di Palazzo Madama ha rispedito in commissione Finanze il disegno di legge con cui il Governo intendeva rivedere le regole del fisco, soprattutto in termini di equità, semplificazione e miglioramento dei rapporti con i contribuenti.
Il rinvio dell’esame finale della delega al primo giorno utile dopo il via libera alla legge di stabilità e al bilancio (stimato per il 20 dicembre) è stato deciso ufficialmente nel tardo pomeriggio di ieri dalla “capigruppo” dopo un serrato confronto con il Governo. Il ministro dei rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha cercato fino all’ultimo di trovare una soluzione e sperato di rimettere sui giusti binari il disegno di legge. Ma il muro eretto dal Pdl si è dimostrato insormontabile. Le motivazioni sottolineate nell’intervento in Aula da Lucio Malan (Pdl) parlano della necessità di procedere ad accertamenti tecnici in materie particolarmente delicate e complesse come la riforma del catasto, la codificazione dell’abuso del diritto e i giochi. Sullo sfondo c’era sempre lo “sgarbo” parlamentare del Governo con il possibile stralcio dal maxiemendamento (pronto alla presentazione) della norma con cui la commissione Finanze all’unanimità aveva deciso il rinvio di sei mesi dell’accorpamento delle agenzie fiscali.
«Ma anche questo ultimo aspetto, come gli altri due su catasto e abuso del diritto alla prova dei fatti si sono rivelati dei pretesti», ha spiegato il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani uscendo da Palazzo Madama. «Purtroppo – ha aggiunto il sottosegretario – chi ci va di mezzo sono i contribuenti e le imprese. Infatti, non si è discusso il merito della delega». E, senza riuscire a nascondere del tutto l’amarezza per l’esito della giornata parlamentare, ma con un pizzico di ironia, Ceriani ha aggiunto che «oggi si sarebbe potuta affrontare anche la riforma dell’apicoltura nomade: l’esito sarebbe stato sempre lo stesso con un rinvio in commissione». E chiosa sottolineando che «c’è qualcuno che pensa che senza delega può avere le mani libere per la campagna elettorale». A stretto giro, il Mef poi ammorbidisce le parole del sottosegretario.
Anche il relatore al Ddl Giuliano Barbolini (Pd) parla di un rinvio dettato da pretesti che a suo avviso hanno un sapore più elettorale che tecnico. Barbolini accetta suo malgrado il verdetto finale, ma ci tiene a sottolineare che se fosse stato per il Pd la delega sarebbe stata licenziata e spedita alla Camera per una rapida approvazione. «I principi contenuti nella delega – ha aggiunto Barbolini – vanno nella giusta direzione, ovvero di rivedere le regole fiscali all’insegna della semplificazione, della certezza delle regole e in alcuni casi di vantaggio, soprattutto per le piccole e medie imprese». Purtroppo hanno prevalso altre logiche, ha aggiunto il relatore, «dettate dall’esigenza di non compromettere del tutto i rapporti all’interno della maggioranza, soprattutto in funzione dei numerosi provvedimenti all’esame di Palazzo Madama (legge elettorale, Dl crescita, dl enti locali e province).
«È evidente che il via libera alla delega fiscale non arriverà se non dopo Natale e che la delega è rinviata a babbo morto». Ad affermarlo è stato lo stesso presidente della commissione Finanze del Senato Mario Baldassarri, ammettendo di essere «imbarazzato» da un punto di vista procedurale. «Cosa devo fare – chiede Baldassarri –, ricominciare l’esame dall’inizio? È un pasticcio. Non è possibile. È la prima volta che accade che venga rinviato un intero provvedimento. Se vogliono bloccare l’iter lo facciano in Aula con l’ostruzionismo».
Oggi comunque Baldassarri ha convocato un ufficio di presidenza nel quale ha chiesto ai capigruppo di riferire le rispettive posizioni. Il rappresentante di Fli, infatti, intervenendo in Aula dopo la comunicazione del rinvio del Ddl ha chiesto espressamente al presidente di turno e all’intera Assemblea cosa dovrà fare, «di cosa avrebbe dovuto discutere dopo che la Commissione ha approvato, in alcuni casi anche all’unanimità, alcune correzioni al testo e ha votato il mandato al relatore».

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