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Delega fiscale sul binario morto

Dopo l’addio al riordino delle province il Senato ieri ha tirato una riga anche sul disegno di legge delega fiscale. Per vedere la riforma del catasto, le semplificazioni, la nuova riscossione o la codificazione dell’abuso del diritto tributario bisognerà aspettare la prossima legislatura. Forse si salverà la norma che annulla le cartelle “pazze”, recuperabile con l’emendamento alla legge di Stabilità e , forse, si potranno salvare anche alcune misure in materia di sanzioni proporzionate al livello della violazione contestata. Nulla di più.
La capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che il Ddl su cui ha lavorato per un anno intero il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, non tornerà più in Aula. E ha deciso anche di escludere dal calendario strettissimo che rimane da qui al voto finale della Stabilità anche il Ddl che contiene il rafforzamento della procedura di pareggio di bilancio da garantire dopo la riforma dell’articolo 81 della Costituzione. Il testo all’esame del Senato è troppo diverso da quello della Camera e non ci sarebbero più i tempi per garantire una “navicella” capace di arrivare a una versione comune. Ma su questo Ddl, cruciale alla luce degli impegni presi con il fiscal compact Ue, non è ancora detta l’ultima parola. Si potrebbe accettare di votare in Senato solo la parte condivisa del testo della Camera, con uno stralcio degli articoli che istituiscono l’Organismo indipendente di controllo sui conti pubblici, dove sono maggiori i dissidi tra i due rami del Parlamento visto che i senatori puntano su una struttura monocratica mentre alla Camera il testo prevede che l’Ufficio parlamentare del Bilancio sia invece costituito da tre membri. La trattativa è aperta e già oggi si potrebbe conoscerne l’esito. L’Assemblea di Montecitorio ha infatti concluso i suoi lavori dopo l’approvazione del Ddl per la revisione dello strumento militare, e questa mattina riprenderà l’esame degli emendamenti all’articolato sul pareggio di bilancio.
Sempre a Montecitorio ci si prepara intanto al voto finale sul Ddl di conversione del decreto sviluppo, nella versione licenziata al Senato. Oggi il ministro Piero Giarda dovrebbe porre la fiducia che verrà votata domani (salvo un anticipo in deroga ai regolamenti), in tempo utile per mandare in Gazzetta ufficiale un provvedimento che sarebbe altrimenti scaduto il 18 dicembre. Gli emendamenti, esaminati dalle commissioni Attività produttive Trasporti, sono stati più che dimezzati e si cercherà di riproporli nella Stabilità, a partire dalla norma interpretativa sull’obbligo dei pneumatici da neve in autostrada, caldeggiata dalla relatrice Silvia Velo (Pd), che ha chiesto al governo di trovare una soluzione.
La capigruppo del Senato ha anche escluso dalla calendarizzazione del ddl sulle misure alternative al carcere. Una scelta che il ministro Guardasigilli, Paola Severino, ha commentato con amarezza: il ddl, ha ricordato, «era stato approvato a grande maggioranza dalla Camera, c’era stato un amplissimo consenso, salvo la Lega, e quindi mi dispiace che non riusciremo ad approvarlo entro la fine della legislatura».
La legge di Stabilità arriverà invece in Aula lunedì 17: potrebbe essere approvata lo stesso giorno o il giorno dopo, con la legge di Bilancio, per poi tornare blindata alla Camera per l’approvazione finale. Oltre alle mancate modifiche al decreto sviluppo, il testo imbarcherà forse il decreto Ilva (ma è più probabile che marci da solo), alcune proroghe di termini di legge in scadenza e alcune norme dell’anti-infrazioni Ue già presentate, insieme ai Monti Bond per Mps.

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