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Delega, è già caccia alle correzioni

Correzioni cercansi in Parlamento. Dalla partecipazione dei professionisti nella riforma del Catasto fino agli adempimenti per i rimborsi Iva, i primi due decreti attuativi della delega fiscale – licenziati venerdì scorso dal Consiglio dei ministri – fanno discutere gli addetti ai lavori e le categorie interessate, che chiedono di intervenire alle commissioni di Camera e Senato. I tempi sono stretti, perché i parlamentari dovranno esprimersi entro 30 giorni dall’arrivo dei testi.
Le critiche si concentrano sul decreto che disciplina le commissioni censuarie, primo mattoncino della riforma del Catasto. Da un lato, i proprietari lamentano una formulazione troppo debole delle norme sulla composizione dei nuovi organismi: le associazioni della proprietà reclamano la possibilità di designare direttamente i propri esperti nelle commissioni provinciali, e rilevano l’assenza di voci indipendenti in quella centrale. Dall’altro lato, sono le stesse competenze delle commissioni censuarie a sembrare impoverite rispetto al testo della delega: la legge fa riferimento anche a compiti di deflazione del contenzioso, ma per ora non c’è traccia della possibilità per i proprietari di contestare le future nuove rendite catastali di fronte alle commissioni. Con il rischio di doversi sempre rivolgere al giudice se le Entrate non dovessero accogliere l’istanza in autotutela del contribuente. Altre richieste di modifica riguardano il pacchetto semplificazioni, che contiene tra l’altro la dichiarazione dei redditi precompilata dal 2015, ma non elimina alcuni oneri ritenuti particolarmente gravosi dalle imprese. A cominciare dalle norme che sembravano destinate a entrare e poi sono rimaste fuori dallo schema di decreto legislativo approvato:
– l’estensione da tre a cinque anni del periodo di perdita sistematica che porta a considerare una società di comodo e determina, quindi, la penalizzazione della maxi Ires al 38 per cento;
– la completa cancellazione della solidarietà sugli appalti in ambito fiscale, che però potrebbe ancora trovare posto in altri provvedimenti dell’Esecutivo come quello sugli appalti.
A questo vanno aggiunte le semplificazioni a metà. Le regole sui rimborsi Iva eliminano una serie di restrizioni: viene, infatti, eliminato l’obbligo di prestare una garanzia o una fideiussione bancaria quando l’importo non supera i 15mila euro. Oltre questa cifra, però, diventa necessario il visto di conformità sulla dichiarazione da cui emerge il rimborso e, di conseguenza, rimane un costo a carico delle imprese che dovranno comunque farsi rilasciare una certificazione per ottenere gli importi spettanti. Per quanto riguarda, invece, le comunicazioni al Fisco, restano ancora margini di incertezza sull’intervento relativo ai modelli Intrastat. Il Dl 69/2013 (articolo 50-bis, comma 4) aveva, di fatto, previsto la cancellazione dell’obbligo di segnalazione per i servizi acquistati dagli operatori italiani in ambito comunitario: una cancellazione vincolata a un decreto ministeriale che non risulta ancora emanato. Ora la formulazione dello schema di decreto legislativo menziona le prestazione di servizi «ricevute» da soggetti in altri Paesi Ue, quindi bisognerà capire se l’intenzione è di eliminare o meno l’obbligo a riguardo. Ma non solo. La semplificazione sui contenuti dei dati da segnalare prevede ancora indicazioni come il luogo di pagamento che non sono ritenuti rilevanti in ambito comunitario.

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