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Del Vecchio: tregua sui top manager

 Adesso avrà tempo fino a mercoledì 29 ottobre, giorno in cui è convocato il consiglio per l’approvazione della terza trimestrale della Luxottica. Già, perché il secondo punto all’ordine del giorno vedrà coinvolto in prima persona proprio il presidente Leonardo Del Vecchio che dovrà onorare gli impegni presi durante il board fiume dell’altro ieri. Un consiglio convocato d’urgenza a seguito della volontà dell’amministratore delegato Enrico Cavatorta di dare le dimissioni. Un appuntamento che ha visto i membri del board respingere al mittente la proposta avanzata da Del Vecchio di affidare ad interim anche le deleghe per corporate e finanza all’attuale responsabile delle operation Massimo Vian. E questo fino a marzo, quando l’assemblea dovrà nominare l’intero board in scadenza. È stata subito battaglia, anche perché il patron non ha fatto chiarezza sul ruolo di Francesco Milleri, consulente informatico di Luxottica, nonché vicino alla moglie di Del Vecchio, Nicoletta Zampillo. E dall’uscita dell’ex ad Andrea Guerra. Il mercato continua a temere l’instabilità: il titolo ha chiuso a -9,23%, performance parzialmente replicata ieri (l’azione ha perso fino al 4%) per chiudere a -2,9%, mandando in fumo altri 490 milioni. 
Ma la vera battaglia si è consumata con i professionisti che dal 2009 contribuiscono a vigilare sulla governance del primo produttore mondiale di occhiali. La proposta di Del Vecchio, secondo il board, strideva con le regole di trasparenza. Nella notte si è giunti a un compromesso. Del Vecchio, cui sono state attribuite ad interim le deleghe esecutive, si è impegnato a trovare entro 15 giorni un co-amministratore delegato per finanza e corporate da affiancare a Vian, che resta nel ruolo di capo delle operation. Cavatorta resterà fino al 29 come dirigente preposto ai documenti contabili. Per arrivare a questa «soluzione ragionevole» ci sono volute le dimissioni di Roger Abravanel «per disaccordo sull’attuale governance», risultato di un intreccio di interessi familiari, tra la moglie Zampillo, i sei figli di Del Vecchio e lo stesso patron. Interessi che forse una figura come il plenipotenziario Guerra aveva saputo arginare. Secondo il consigliere non si poteva tornare a un passato di commistione tra famiglia e azienda. Una scelta che d’altronde aveva fatto lo stesso Del Vecchio quando chiamò Guerra.
Il board si è in realtà consumato in poco tempo. Ore sono invece durati gli incontri che hanno visto da una parte i consiglieri indipendenti e arroccato Del Vecchio. Ha fatto da sherpa Mario Cattaneo, professore emerito di Finanza all’Università Cattolica, mettendo in guardia l’imprenditore dai rischi di una governance senza chiarezza. La spallata finale alle sue convinzioni di arrivare a marzo e nominare Milleri vicepresidente esecutivo è venuta da Claudio Costamagna, appoggiato dal presidente dei sindaci Francesco Vella e dal professor Marco Reboa. Un ruolo l’ha avuto anche Sergio Erede, avvocato della famiglia e della sua cassaforte Delfin ma anche garante della governance in molti altri board. Si è speso perché Del Vecchio assicurasse una guida trasparente alla sua Luxottica, anche a costo di mettere in gioco il suo ruolo di consigliere molto ascoltato.
L’hanno avuta vinta. Almeno per i prossimi cinque mesi. A marzo scadrà tutto il board. E Del Vecchio potrà rivedere ancora l’assetto, se lo vorrà. È auspicabile che l’imprenditore, 79 anni, trovi una soluzione stabile tra le richieste dei familiari al piano di sopra della Delfin. E che la ricomposizione contenga le pressioni dinastiche su un’azienda che va a gonfie vele e che si appresta ad annunciare un terzo trimestre con utili in crescita del 10%.

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