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Del Vecchio sceglie Parigi Nasce il colosso degli occhiali che vale cinquanta miliardi

Avrà radici italiane, ma sede in Francia il colosso dell’occhialeria che nascerà dalla fusione tra il gigante tricolore Luxottica e la rivale transalpina Essilor. Per garantire alla Luxottica un futuro che vada oltre il suo fondatore Leonardo Del Vecchio celebra le nozze della sua impresa con il gigante transalpino delle lenti, diventando il primo azionista di un gruppo da 50 miliardi di euro di capitalizzazione, 15 miliardi di ricavi e 150 mila dipendenti che sarà quotato a Parigi e New York, ma probabilmente non a Milano.
«Con questa operazione si concretizza il mio sogno – ha spiegato Del Vecchio – di dare vita a un campione nel settore dell’ottica totalmente integrato ed eccellente in ogni sua parte. Sapevamo da tempo che questa era la soluzione giusta ma solo ora sono maturate le condizioni che l’hanno resa possibile». L’operazione a cui il Cavaliere lavorava dal 2013 ha preso vita in poche settimane a cavallo di Natale, perché le condizioni del matrimonio “tra pari” sono maturate in tempi brevi.
Non solo i concambi ma la governance paritetica, dove l’imprenditore italiano sarà presidente e ad per il prossimo triennio, hanno persuaso Del Vecchio che era il momento di cedere alle
avances dei francesi. Essilor conquista un’eccellenza del made in Italy, ma rinuncia al diritto del voto doppio, che ha consentito all’8% detenuto dai dipendenti di nominare e rinnovare il management guidato da Hubert Sagnières. Il francese sarà vicepresidente e ad, ma con uguali deleghe rispetto a Del Vecchio. Anche per questo prima dell’ufficializzazione dell’accordo Del Vecchio e Sagnières hanno informato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per illustrargli la natura amichevole e paritaria che in teoria sottende l’operazione.
Anche il consiglio del futuro gruppo sarà composto da 16 membri, 8 italiani e 8 francesi, che vigileranno sulle due aziende che resteranno separate con gli stessi organigrammi. Insomma toccherà a Del Vecchio dettare l’agenda dell’integrazione tra i due gruppi, un cantiere da cui il mercato si attende importanti sinergie sui ricavi ma anche sui costi. Da Luxottica fanno però sapere che la produzione made in Italy delle montature che ha la sede principale ad Agordo non si tocca, come a dire che il taglio dei costi non riguarderà le maestranze tricolori. I più critici parlano di una mossa affrettata, dove la governance paritetica presenta il rischio di litigi suscettibili di creare problemi, soprattutto nel giorno in cui Del Vecchio non dovesse più esser lì a sovraintendere all’operazione. Alcuni esperti fanno notare che il concambio premia di più i francesi a scapito degli italiani (non a caso Essilor a Parigi è salita dell’11,8% e Luxottica a Milano dell’8,2%), perché di fatto è la Delfin di Del Vecchio che compra Essilor. Altri ribadiscono che Luxottica era un’eccellenza abbastanza grande da poter andare avanti da sola, ma è indiscutibile che insieme a Essilor la società sarà un colosso difficile da attaccare. Sia da rivali di tutte le attività nell’industria dell’occhialeria, sia dal mercato dove le dimensioni scoraggeranno scalate ostili, come quelle che subisce oggi la Mediaset dei Berlusconi dalla Vivendi di Vincent Bolloré.
In sostanza l’operazione prevede che Del Vecchio conferisca la sua quota del 62% dell’azienda che ha fondato cambiandola per il 38% di una nuova holding, che si chiamerà Essilor-Luxottica, che a sua volta controllerà il 100% del gruppo francese e lancerà un’offerta di scambio (Ops) su Luxottica, alle stesse condizioni a cui ha aderito Del Vecchio (ovvero 0,461 azioni Essilor per una di Luxottica), con l’obiettivo di ritirare la società da Piazza Affari nella seconda metà dell’anno. Se l’operazione avrà successo Del Vecchio si diluirà al 31% del nuovo gruppo, altrimenti Luxottica rimarrà quotata. Ipotesi che ad oggi pare poco probabile: anche Giorgio Armani, secondo azionista con il 4,9% nonché importante cliente di Agordo, parrebbe orientato a seguire l’esempio di Del Vecchio e diventare socio di Essilor. Luxotica nell’operazione è stata assistita da Mediobanca e dallo studio BonelliErede, Essilor da Rothschild e da Cleary Gottlieb.

Sara Bennewitz

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