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Del Vecchio: a Trieste contano i manager

di Sergio Bocconi

MILANO — Non c’è tregua a Trieste. Ieri Leonardo Del Vecchio, che la settimana scorsa si è dimesso dal consiglio delle Generali, ha precisato che «causa» del suo passo non è stato il presidente del Leone, Cesare Geronzi: «No, non c’entra niente anche perché non è che conti molto ormai. È senza potere, non ha alcun potere» . Si è poi rivolto al management: «È ormai diventato il capo azienda. Sono loro l'azienda. Non possono scaricare la colpa sugli altri. Hanno il potere e la possibilità di fare ciò che decidono di fare» . L’imprenditore di Luxottica, socio a Trieste con l’ 1,9%, sembra in questo caso voler destinare le sue parole in particolare al group ceo Giovanni Perissinotto. A chi gli domanda però se ci siano state operazioni che lo hanno trovato in disaccordo risponde così: «Non posso scendere nei particolari. La motivazione è semplice, io modestamente riconoscendo i miei limiti ho detto che è inutile stare qua» . Quindi fa riferimento alla sua lettera di dimissioni: «Ho scritto che non mi ritenevo in grado di incidere sulle decisioni strategiche e aziendali. Perciò la cosa più naturale da fare, anche se non è di moda, è dare le dimissioni» . Del Vecchio non vuole dunque dire nulla a proposito delle ipotesi circolate nei giorni scorsi, che indicavano fra le motivazioni della sua decisione rilievi su un paio di operazioni, come l’acquisto dell’ 1%della banca russa Vtb e la Torre Generali alle Défense parigina, non apprese da lui (grande immobiliarista in Francia attraverso il gruppo Beni Stabili) in consiglio o esecutivo, ai quali ha partecipato fino alle sue dimissioni. Ipotesi che non vengono smentite dal suo staff così come, sempre a proposito delle sue dimissioni, non era stata smentita una relazione causale fra le parole pronunciate da Del Vecchio all’insediamento di Geronzi («non sarà operativo» ) e le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Leone al Financial Times su banche e Ponte sullo Stretto. L’imprenditore di Luxottica non intende per il momento vendere la sua quota a Trieste. «Aspetto, sperando che salga un po’. Voi mi direte che uno muore sperando… pazienza, saranno i miei eredi» . E chi gli ha fatto un po’ i conti in tasca calcolando minusvalenze per 300-350 milioni, risponde che «basta vedere a quanto stava il titolo tre anni fa e quanto sta adesso, ci vuole poco a fare i calcoli» : nel febbraio 2008 l’azione valeva intorno a 28 euro, ieri ha chiuso a 16,39 in rialzo dello 0,61%. Infine arriva la domanda su Diego Della Valle: le è simpatico? «Come potrei rispondere di no? A me sono simpatici tutti, per i rapporti che ho sempre avuto io Della Valle è molto simpatico» . Le dichiarazioni di Del Vecchio all’uscita dal board della «sua» Luxottica arrivano dopo quelle di Geronzi al Forex («C’è armonia tra i soci; governo societario ancora da completare» ) e la replica di Della Valle («Clima disteso? non è vero; il presidente non rispetta la governance» ). L’imprenditore si è dimesso prima del board del 23 febbraio che ha affidato tutte le partecipazioni a Perissinotto e nel corso del quale i consiglieri indipendenti hanno consegnato un documento su creazione di valore e comunicazione. Difficile immaginare che la story finisca qui. Non c’è proprio pace a Trieste.

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