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Del Torchio vede le banche e l’Etihad scrive ancora all’Alitalia

Etihad ha inviato ad Alitalia una nuova lettera con dettagli e precisazioni su questioni ancora irrisolte della delicatissima trattativa.
L’ennesimo scambio “epistolare”, che ha ben poco di poetico, tra James Hogan e Gabriele Del Torchio, focalizza l’attenzione sulle questioni legali e tecniche legate alla creazione della newco e sul conferimento di asset da Cai Alitalia ad Alitalia 2.
E ripropone un altro tema molto caldo: la resistenza delle banche italiane creditrici sul “destino” di 400 milioni di euro che pesano su Alitalia. Un problema che Del Torchio affronterà con molta probabilità entro il weekend incontrando proprio gli istituti di credito. Un altro dei nodi su cui Etihad vuole chiarezza sono gli esuberi: devono uscire senza se e senza ma, almeno 1.600 dipendenti di terra (e rischiano il posto altre 900 persone). I 1.300 circa proposti da Fiumicino non bastano.
Insomma nonostante le difficoltà, si intravedono degli spiragli e margini di manovra nella partita a poker tra Del Torchio e Hogan. In realtà le partite che si stanno giocando sono due. E quella che ieri ha fatto una repentina apparizione sul palcoscenico politico è forse decisiva. Basta leggere attentamente le parole del ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, giunto a
Roma per “colloqui” col suo omologo Federica Mogherini e col premier Matteo Renzi.
«Come governi siamo felici per questo tentativo e cerchiamo di creare il clima più favorevole possibile per portare avanti l’iniziativa» ha detto Al Nahyan.
«È vero – ha aggiunto – c’è un dialogo tra le due società e ci sono delle criticità. Ma noi speriamo che si possano superare. Sono questioni normali in una fase in cui si prova a costruire una partnership commerciale su basi solide». Il tempo però stringe e se si vuole chiudere entro maggio serve il colpo di reni di tutti. Compresi i sindacati che dovranno decidere se apporre la propria firma sugli esuberi richiesti. Il ministro Maurizio Lupi, ieri, è stato molto chiaro: «Se non si accettano dei tagli la questione non è che Alitalia diventerà più piccola. È che andranno a casa tutti i dipendenti».
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