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Del Torchio: «In Alitalia 2.200 esuberi strutturali»

Non è mai detta l’ultima parola nella trattativa infinita che dovrebbe portare Alitalia nelle braccia di Etihad Airways. Serve infatti l’approvazione di un nuovo consiglio di amministrazione dell’Alitalia dopo quello che, venerdì scorso, era stato presentato ufficialmente come un via libera del cda presieduto da Roberto Colaninno.
Il 6 giugno il consiglio della compagnia italiana ha esaminato la proposta inviata da Etihad e, secondo quanto comunicato dall’Alitalia, «i consiglieri hanno espresso apprezzamento per la proposta di Etihad e hanno delegato il presidente e l’amministratore delegato a proseguire le trattative finalizzate alla stesura di un accordo definitivo con la compagnia emiratina».
Ieri però l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, ha detto che sta lavorando per confermare a Etihad l’accettazione delle richieste della compagnia di Abu Dhabi e l’ok potrebbe arrivare nel prossimo cda, venerdì 13 giugno. Alla domanda se il prossimo cda possa dare il via libera alle richieste di Etihad per poter quindi entrare nella fase conclusiva del negoziato, Del Torchio ha risposto: «È quello a cui stiamo lavorando».
Il passaggio di venerdì scorso non è quindi bastato. Dopo il sì del cda si andrà alla fase finale della trattativa, che durerà almeno un mese. Quindi, se venerdì arrivasse il via libera formale del consiglio, potrebbe concludersi intorno alla metà di luglio con l’accordo definitivo.
I due punti chiave della trattativa sono sempre gli stessi, i debiti e gli esuberi. La trattativa con i sindacati non è ancora cominciata, l’incontro azienda sindacati è fissato per dopodomani. Questa trattativa si annuncia complessa, perché Etihad chiede circa 2.400-2.500 esuberi strutturali, ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Del Torchio ieri ha parlato di «2.200 esuberi strutturali».
L’obiettivo di Del Torchio è almeno di ottenere entro venerdì il sì di tutte le banche alla ristrutturazione del debito, 560 milioni di debiti finanziari di Alitalia che Etihad vuole vengano cancellari. Il compromesso definito negli scambi di lettere tra Roma e Abu Dhabi prevede che un terzo (180 milioni) vengano cancellati e due terzi (380 milioni) convertiti in capitale di Alitalia-Cai.
Ma le banche, eccetto Intesa Sanpaolo, principale creditore con 280 milioni, non hanno ancora digerito il sacrificio. Le resistenze maggiori vengono dalla Popolare di Sondrio, esposta per 90 milioni con Alitalia, una somma considerevole per le dimensioni dell’istituto. Malumori anche da Mps, ma non ha aderito a tutte le richieste neppure UniCredit, il secondo creditore con 140 milioni. L’intreccio è reso più complicato dal fatto che le due banche più esposte con Alitalia, cioè Intesa e Unicredit, sono anche azioniste della compagnia e fanno parte del cda. Quando discutono in cda il piano Alitalia-Etihad gli uomini di Intesa e Unicredit affrontano anche il tema dei sacrifici che dovrebbero riflettersi su altre due banche, la Sondrio e Mps, che a quanto pare non gradiscono. La partita banche viene seguita anche dal governo. «Con le banche siamo molto avanti», ha detto ieri Del Torchio.
«Con Etihad – ha aggiunto – parliamo di un investimento da 560 milioni, che va nella direzione di rafforzare la compagnia». Sul personale l’accordo con Etihad prevede «2.200 esuberi strutturali, all’interno dei quali si dovranno trovare opportuni meccanismi e forme di tutela». Secondo Del Torchio «queste persone purtroppo devono uscire. La posta in gioco sono le oltre 11mila che resteranno». Tornano in mente i discorsi fatti nel 2008 da Colaninno, ma anche dall’allora a.d. di Intesa Corrado Passera, quando per l’operazione Cai furono espulsi da Alitalia più di 7mila lavoratori: «Un sacrificio necessario per salvare gli altri 14mila posti di lavoro». Ma anche questi oggi sono a rischio.
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