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Deflazione ferma a marzo: -0,1%

L’Italia resta tecnicamente in territorio di deflazione, con il -0,1% su base annua stimato dall’Istat per i prezzi al consumo nel mese di marzo. È lo stesso tasso registrato a febbraio. E si raffredda anche il dato congiunturale, dove l’incremento dei prezzi si limita allo 0,1, dopo il +0,4% del mese prima.
Ancora una volta, insomma, segnali altalenanti per l’economia nazionale, dopo la ritrovata fiducia di imprese e consumatori rilevata dai dati diffusi lunedì dallo stesso Istat. Ancora una volta, però, è la componente energetica a determinare la dinamica generale dei prezzi, con una flessione tendenziale del 6,5% (-9% per la parte non regolamentata, i carburanti). Senza questa voce l’inflazione sarebbe in crescita dello 0,5 per cento.
«Siamo di fronte al terzo mese di fila di deflazione» dichiara Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione. Ma al netto dell’energia, sottolinea Cobolli Gigli, siamo di fronte «a un indicatore di un’economia che può ripartire e pronta a sostenere una crescita dei consumi». Va in questa direzione il dato relativo al carrello della spesa – beni alimentari, per la cura della casa e della persona – che dopo il +0,7% di febbraio è stimato dall’Istat a +0,9% nel mese di marzo.
Se da un lato la sensazione è di un’economia italiana ancora in bilico su un crinale tra stagnazione e ripresa, dall’altro tra gli analisti prevale un cauto ottimismo per i mesi a venire. Per Paolo Mameli, senior economist della direzione centrale studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, infatti, «i dati sull’inflazione, sebbene lievemente inferiori alle nostre previsioni, non dovrebbero preludere a un nuovo trend al ribasso. Gennaio dovrebbe aver rappresentato il punto di minimo per l’inflazione». Giudizio simile dall’ufficio studi di Confcommercio, per il quale «il rischio deflazione si allontana e marzo registra la seconda variazione positiva dell’indice dei prezzi, fenomeno che non si verificava da circa un anno». Il +0,1% congiunturale è trainato soprattutto dall’aumento (+3,9%) degli energetici non regolamentati, ma l’effetto è anche compensato dai cali di alimentari (-0,2%), comunicazioni (-0,6%) e tempo libero (-0,6%).
Sia su base annua, sia su base mensile si prosegue, insomma, nell’ordine dei decimali e questa è anche la previsione di Intesa Sanpaolo, con Mameli che sottolinea come «nuove pressioni al ribasso sulla componente energia verranno dal calo delle tariffe su luce e gas da aprile. In altri termini, nel nostro scenario l’inflazione è vista intorno allo zero per la maggior parte del 2015». Una valutazione confermata dalle stime di Confcommercio secondo cui «è presumibile che anche nei prossimi mesi le dinamiche dei prezzi, al netto degli energetici, risultino contenute, con un debole trend di crescita».
Come dire che l’esito della partita della ripresa è tutt’altro che scontato. Lo si comprende dall’esortazione delle imprese: «Lo sviluppo della domanda interna è il principale fattore di sostegno all’uscita del Paese dalla crisi» dice Giovanni Cobolli Gigli, ricordando i segnali derivanti dal clima di fiducia di consumatori e imprese e dai dati di gennaio delle vendite al dettaglio (+1,7% su gennaio 2014). «Per cogliere questa opportunità, il governo deve completare le riforme in discussione in Parlamento, in primo luogo quella sul mercato del lavoro emanando i decreti attuativi ancora mancanti, deve pensare a politiche strutturali di sostegno dei consumi e intervenire sulla spending review per scongiurare il pericolo dell’aumento dell’Iva».
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