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Deflazione: corsa ai Bund, giù l’euro

Qualche avvisaglia si era già avuta la scorsa settimana con il deludente dato sull’inflazione tedesca (-0,2%). La conferma della debole dinamica dei prezzi al consumo nell’area euro è arrivata ieri dalla rilevazione Eurostat relativa al mese di febbraio che ha indicato una flessione dello 0,2% che è stata peggiore di quanto messo in conto dagli analisti (il consensus di S&P Capital Iq indicava un rialzo dello 0,1%). Un campanello d’allarme per la Bce che giovedì prossimo terrà il suo consueto direttivo mensile. Nonostante la potenza di fuoco (Quantitative easing e tassi negativi) la ripresa dei prezzi non è ancora all’orizzonte. E il crollo del petrolio c’entra relativamente dato che anche la rilevazione dei prezzi depurata dalle componenti più volatili (la cosiddetta inflazione “core”) è stata inferiore alle attese dato che la crescita dello 0,7% è stata inferiore al +0,9% messo in conto dal consensus.
Quale impatto ha avuto questo dato sui mercati? Le reazioni maggiori si sono viste, come sempre, sui mercati valutari e obbligazionari. La moneta unica, dopo una mattinata oltre quota 1,0950 dollari, ha sfondato al ribasso questa soglia toccando un minimo di giornata a 1,0859. Sui livelli di inizio anno. Gli acquisti poi hanno premiato i titoli di Stato. Tutti i bond governativi tedeschi con scadenza fino a otto anni ieri hanno toccato nuovi minimi storici. Da segnalare in particolare la performance del biennale che ha chiuso in territorio negativo per lo 0,56 per cento. Il tasso del Bund decennale è sceso fino allo 0,10%, livello più basso dallo scorso 22 aprile. Forti acquisti si sono visti anche sui titoli di altri Paesi come l’Italia. Sul mercato secondario i bond emessi dal Tesoro italiano trattano a tassi negativi fino alla scadenza di due anni. Il tasso del BTp ha chiuso a 1,42% dopo essere sceso fino all’1,4 per cento. L’indice che misura le aspettative di mercato sull’inflazione a 5 anni ha toccato ieri un nuovo minimo storico all’1,3610 per cento.
Dietro questi movimenti c’è evidentemente la scommessa che, per fare fronte al difficile quadro macroeconomico, la Bce decida di aumentare le proprie misure di stimolo monetario. In questo quadro il mercato sconta, secondo Bloomberg, una probabilità dell’81% che l’istituto guidato da Mario Draghi decida una sforbiciata dei tassi sui depositi a -0,4 per cento. Il restante 19% invece mette in conto un taglio maggiore a -0,5 per cento.
Servirà tutto ciò a rilanciare l’economia e la ripresa dei prezzi? Molti ne dubitano. Se in passato gli investitori nutrivano una fiducia pressoché cieca nei poteri delle banche centrali oggi questo capitale si è mosto ridimensionato. Significativa a questo riguardo è l’indicazione che arriva dall’ultimo sondaggio condotto da Bank of America Merrill Lynch tra i grandi gestori in cui il 16% dei partecipanti indica proprio nel “Quantitative failure”, ossia il rischio di un fallimento del Qe e di una crisi delle banche centrali, il principale elemento di rischio a cui prestare attenzione in questa fase.
I numeri d’altronde dimostrano in maniera inequivocabile che la deflazione è un nemico molto difficile da battere. Non solo in Europa ma anche nell’altra grande economia in cui è in corso un’operazione di stimolo monetario senza precedenti: il Giappone. La riprova si è avuto dal dato sull’inflazione di gennaio pubblicato venerdì scorso che è risultato invariato.
La Bce poi, così come altre banche centrali, sta spingendo al massimo sulla leva dei tassi. Ma questo mette in grossa difficoltà i soggetti che fanno da canale di trasmissione delle scelte di politica monetaria: le banche. Calcola Prometeia che, solo in Italia, nel 2015 il margine di interesse incassato dagli istituti di credito sia calato del 4,5% a livello aggregato. Dai 31,5 miliardi del 2014 si è scesi a 30,1. E se un nuovo tagli dei tassi sarà deciso è probabile che questa importante fonte di guadagno si assottiglierà. Gli investitori tuttavia ieri hanno preferito non pensarci: come tutti i settori anche quello bancario ha chiuso in rialzo (+0,8%) la seduta di Borsa grazie ad uno sprint nel finale di seduta che ha fatto guadagnare lo 0,80% a Milano, lo 0,9% a Parigi e l’1,34% a Madrid. Al palo invece Francoforte in calo dello 0,19 per cento.

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