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Definizione delle liti pendenti, l’inattività paga

Effetti della definizione, necessario attivarsi per stoppare le liti in calendario. I termini di impugnazione riprendono dal 1° luglio 2012. Sul fronte reddituale, rebus della valenza delle rettifiche: le perdite valgono solo se affrancate, le aliquote d'ammortamento restano uguali e i costi di competenza possono essere recuperati.

La definizione delle liti pendenti esplica degli effetti ben precisi e disciplinati sia dall'articolo 16 della legge n. 289 del 2002, sia dall'articolo 39, comma 12, del dl n. 98 del 2011 convertito in legge 111/2011 (manovra correttiva).

Per tutte le liti che possono formare oggetto di definizione (ossia quelle esistenti allo scorso primo maggio, non cessate e di importo non superiore a 20 mila euro), i relativi giudizi sono sospesi per previsione normativa fino al 30 giugno 2012. Il contribuente interessato, però, non deve rimanere inattivo, soprattutto se la data di trattazione della lite dovesse essere stata già fissata: in tale evenienza, i giudizi sono sospesi a richiesta del contribuente, prodotta sia personalmente che per il tramite del difensore delegato e anche direttamente in udienza, con cui si dichiari di volersi avvalere della nuova definizione. La richiesta può avvenire anche mediante una istanza scritta, nel qual caso è interessante conoscere la posizione dell'amministrazione finanziaria in ordine all'applicazione o meno della marca da bollo o del contributo unificato. In effetti, la maggior parte dei contenziosi interessati sono quelli in corso alla data del 1° maggio 2011, laddove i ricorsi e gli ulteriori gradi di giudizio erano ancora introdotti mediante l'apposizione dei classici bolli di 14,62 euro in funzione del numero di righi compilati. Solo nell'eventualità della proposizione dell'appello a decorrere dal 6 luglio 2011 si è fatto ricorso al contributo unificato. Nel passato, l'amministrazione finanziaria aveva chiarito che l'istanza scritta dovesse essere munita di bollo, fatta salva l'applicazione sull'atto introduttivo del contributo unificato. Pertanto, bisognerà comprendere in che modo produrre l'istanza in forma scritta, attesa l'introduzione del contributo unificato: la sola certezza è che se il contenzioso è continuato con la produzione di atti dal 6 luglio 2011 e l'apposizione del nuovo contributo unificato, null'altro è dovuto.

È da dire, comunque, che il mancato esercizio della facoltà di richiedere la sospensione della discussione non comporta la decadenza dal diritto di chiudere la lite. Laddove la data della trattazione dovesse essere successiva al 31 marzo 2012, il contribuente potrà richiedere la sospensione del giudizio solo se si è avvalso della definizione. L'altro aspetto particolare da rammentare è che il legislatore prevede per le liti per le quali è chiesta la definizione, inserite negli elenchi che saranno trasmessi entro il 15 luglio 2012 dagli uffici dell'Agenzia agli organi giurisdizionali, l'ulteriore sospensione fino al 30 settembre 2012. La circostanza che la sospensione iniziale dei giudizi sia limitata al 30 giugno 2012, comporta che il processo sospeso potrà essere riattivato dal 1° luglio 2012, ma dovrà essere sospeso nuovamente a decorrere dal 16 luglio 2012 in presenza di comunicazione che il contribuente si è avvalso della definizione.

Per le liti che possono essere definite sono sospesi, a favore di tutte le parti processuali, fino al 30 giugno 2012 i termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, nonché i termini per la costituzione in giudizio. Qualora il contribuente non si avvalga della definizione, i residui giorni dei termini processuali continueranno a decorrere dal 1° luglio 2012.

In ambito reddituale la definizione di una lite può esplicare effetti diversi. In primo luogo per quanto concerne le perdite, che se affrancate rendono «valide» le stesse anche negli ulteriori esercizi in cui sono state utilizzate; in caso di mancato affrancamento, invece, il contribuente deve evitare di utilizzare le perdite, non più valide, altrimenti l'amministrazione finanziaria sarà autorizzata ad esplicare dei recuperi.

Nel resto, la definizione della lite non dovrebbe produrre effetti vincolanti per il contribuente sui periodi d'imposta successivi, come ad esempio nel caso di rettifica dell'aliquota degli ammortamenti applicata (circostanza chiarita nella circolare n. 28 del 2003). La medesima circolare, comunque, precisava che la determinazione di nuovi valori fiscali derivanti dall'accertamento, come nel caso del valore fiscale delle partecipazioni, fossero rilevanti nelle annualità successive. Sul punto, sarà interessante conoscere il parere dell'Agenzia delle entrate in ordine alle contestazioni afferenti i costi ritenuti non di competenza. Al riguardo, appare lecito presumere la conferma dei principi espressi dalla circolare n. 23 del 2010 e ribaditi dalla circolare n. 29 del 2011, secondo cui in presenza della contestazione di un costo ritenuto non di competenza, laddove si giunga alla chiusura della controversia (e dunque anche mediante la presente definizione), al contribuente è resa la possibilità di procedere ad istanza di rimborso rispetto all'annualità di effettiva competenza in base all'articolo 38 del dpr 602/73 (ossia entro 48 mesi dal versamento del saldo della dichiarazione), ovvero, se è decorso il precedente periodo, ex articolo 21 del dlgs 546/92 (ossia entro 2 anni dalla circostanza che fa sorgere il diritto al rimborso, vale a dire, nel caso di specie, l'intervenuta definizione).

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