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«Deficit zero anche con la crisi»

ROMA — Il governo rivede al ribasso le previsioni della crescita di quest’anno, ma ritocca all’insù quelle del 2013. E conferma l’obiettivo del pareggio di bilancio concordato con la Ue: invece che allo 0,1%, il deficit del 2013 si fermerà allo 0,5%, ma quello che conta è il disavanzo «strutturale», cioè depurato dagli effetti della congiuntura, in questo caso negativo. Tenuto conto della crescita che quest’anno sarà sensibilmente inferiore alle previsioni, secondo i criteri europei l’obiettivo del pareggio di bilancio sarebbe comunque centrato. Sia nel 2013, che nel 2014 e negli anni successivi, tanto più che da ieri, con l’approvazione definitiva del Senato, la regola che prevede l’equilibrio di bilancio entra a tutti gli effetti nella Costituzione.
Il nuovo quadro dell’economia e della finanza pubblica delineato dal Def, il Documento di economia e finanza che sarà approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, indica per il 2012 una flessione del prodotto interno lordo dell’1,2%. Superiore allo 0,4% stimato dal governo sul finire dell’anno scorso, ma un po’ meno accentuata rispetto alle previsioni della Commissione Ue, che ipotizza per l’Italia una caduta del Pil dello 0,3%. Il deficit, secondo i dati contenuti nella bozza del Def, dovrebbe attestarsi quest’anno all’1,7% del prodotto interno lordo, un decimo di punto in più rispetto alle ultime previsioni.
Per il 2013, anno in cui l’Italia si è impegnata al pareggio di bilancio (un anno prima degli altri Paesi della zona euro), il deficit è previsto allo 0,5%, ma come detto in termini strutturali è vicinissimo alla fatidica quota «zero» (secondo il Fondo Monetario, in termini strutturali, il bilancio italiano del 2013 sarebbe addirittura in avanzo). «Da dicembre si è registrato un ulteriore deterioramento delle condizioni economiche, ma anche una significativa riduzione dei rendimenti sui titoli di Stato. Unitamente alle misure già adottate, questo consente al governo di confermare sostanzialmente il percorso di risanamento finanziario che era stato tracciato allora: l’indebitamento netto torna ampiamente sotto il 3% nell’anno in corso e si riduce progressivamente in quelli successivi, consentendo di raggiungere il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013» si legge nella bozza del Def.
Il quadro dovrebbe cominciare a migliorare già l’anno prossimo, con una crescita del Pil stimata allo 0,5%, che permetterà l’avvio del percorso di riduzione del debito pubblico. Dopo aver raggiunto il massimo nel 2012, con un livello del 123,4% del Pil, il debito è previsto in calo al 121,6% nel 2013, poi al 118,3% l’anno successivo e al 114,4% nel 2015, un percorso accompagnato dal progressivo aumento dell’avanzo primario, dal 3,6% di quest’anno al 5,7% del 2015. Da quest’anno inizierà a diminuire anche la disoccupazione che dopo aver toccato il 9,3% nel 2012, è prevista all’8,6% nel 2015. Sostanzialmente invariata la pressione fiscale che dal 45,1% di quest’anno salirà fino al 45,4% nel 2013 e scenderà al 44,9% del 2015.
Insieme al Def il governo varerà domani anche il Piano Nazionale di Riforme, che come il documento sui conti pubblici dovrà essere trasmesso ed esaminato dalla Commissione Europea e dal Consiglio Ecofin. Nel Piano si dà atto delle riforme già completate e a cominciare da quella del mercato del lavoro, sulla quale però le parti sociali pretendono dei cambiamenti. Proprio ieri Confindustria, Abi, Rete imprese Italia, Ania e le cooperative, hanno chiesto 23 emendamenti, concentrati sul capitolo della flessibilità in entrata. Per il futuro il Pnr non contempla fughe in avanti. La spinta all’attività economica, secondo il governo, arriverà dalle infrastrutture, dal coordinamento dell’uso delle risorse europee gestite dalle Regioni, dall’Agenda digitale, dalla soluzione del problema dei pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione, per i quali si tenterà di mettere a punto un programma e un calendario d’azione. Spazio per altri interventi, in questo momento, nel bilancio pubblico non ce n’è. E sarà difficile trovare il margine anche nell’immediato futuro. Dopo il pareggio del 2013, con il nuovo articolo 81 della Costituzione, ritenuto fondamentale da Mario Monti, che non a caso ha voluto partecipare allo storico voto del Senato (con un’ampissima maggioranza che esclude il ricorso al referendum confermativo), l’equilibrio di bilancio dovrà essere mantenuto come prescrizione costituzionale.

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