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Deficit verso il 10%, Pil a -8%. Oggi al via disavanzo e Def

ROMA

L’elenco si chiude con i 3 miliardi di euro che dovrebbero servire alle misure per la famiglia e i 4-5 miliardi per gli altri interventi: dal turismo, su cui si agirà anche con il bonus vacanze, fino all’estensione del bonus affitti.

Dopo un nuovo slittamento arriverà oggi a mezzogiorno l’esame del consiglio dei ministri sul Def e sulla relazione per chiedere al Parlamento il via libera al deficit aggiuntivo indispensabile per finanziare quella che ormai ha assunto l’aspetto di una maxi-manovra anticrisi. Manovra che il governo punta ad approvare entro la fine del mese, anche in omaggio al nome affibiatogli informalmente di «decreto Aprile», ma che rischia ogni giorno di più di scivolare a maggio.

L’appuntamento con la fotografia ufficiale della recessione da Coronavirus è slittato a oggi perché la giornata di ieri è stata integralmente occupata dagli ultimi lavorii sui numeri, oltre che dalla pioggia di riunioni e cabine di regia per definire la cosiddetta «fase 2». A poche ore dall’Eurosummit, quindi, il governo metterà nero su bianco nel Def l’immagine di un deficit che arriva intorno al 10%, gonfiato anche da una caduta del Pil nell’ordine dell’8%, una cifra in linea con i calcoli diffusi ieri da Fitch. Tecnicamente, il Def sarà approvato subito dopo la relazione da inviare alle Camere per aprire i nuovi spazi fiscali necessari alle misure anticrisi. Questo significa che gli almeno 50 miliardi di disavanzo extra si tradurranno in uno scostamento di circa il 3% del “vecchio Pil”, cioè al netto degli effetti della caduta del prodotto.

Nel nuovo quadro di finanza pubblica, chiamato inoltre a cancellare i 20,1 miliardi di clausole Iva in calendario per l’anno prossimo, s’impenna anche il debito, destinato ad attestarsi sopra quota 155 per cento. Su questa base dovranno intervenire poi le contromisure Ue al centro del Consiglio europeo di oggi pomeriggio: per evitare che gli aiuti finiscano per spingere anche il conto del debito l’Italia, come spiegato dal ministro dell’Economia Gualtieri in un’intervista al Financial Times di questa mattina, insisterà sulla necessità che i fondi vengano distribuiti sotto forma di trasferimenti (grants).

Il consiglio dei ministri arriverà in tarda mattinata dopo l’incontro in programma fra Gualtieri e i capigruppo della maggioranza per condividere l’impianto di una manovra su cui si è lavorato anche ieri. Un pacchetto che è arrivato ormai a valere oltre i 100 miliardi in termini di fabbisogno, a cui si affianca l’intervento in cantiere su Cdp, anticipato sul Sole 24 Ore di ieri, con un rafforzamento patrimoniale da 40-45 miliardi per dare alla Cassa i mezzi per intervenire a salvaguardia delle aziende italiane messe a rischio di acquisizioni straniere dalla crisi da Coronavirus. La ricapitalizzazione, a quanto si apprende, avverrebbe a patrimoni separati, in modo tale da mantenere l’assetto della Cassa attuale, senza imporre uno sforzo extra anche alle fondazioni azioniste, affiancandogli la nuova dotazione.

Sul tavolo ci sono poi le munizioni per lo sblocca-debiti della pubblica amministrazione, da 15-20 miliardi secondo le ipotesi della vigilia, e i 30 miliardi per le garanzie avviate dal decreto liquidità.

Il cuore della spesa vera e propria sarà però alimentato dal disavanzo aggiuntivo. Che prima di tutto dovrà finanziare la replica degli ammortizzatori sociali e delle altre forme di sostegno al reddito. Proprio questo è il capitolo su cui l’istruttoria è andata avanti fino all’ultimo. A Cassa integrazione e Naspi toccheranno oltre 15 miliardi, altri 7 serviranno alle misure aggiuntive di sostegno al reddito a partire dalla replica rafforzata a 800 euro dell’indennità per autonomi e professionisti. A completare il capitolo c’è poi l’allargamento degli aiuti a colf, badanti e stagionali che dovrebbe assorbire circa 3 miliardi.

Nella griglia degli interventi si incontrano poi 4-5 miliardi destinati a sanità e protezione civile, circa 5 miliardi per regioni ed enti locali e 3 miliardi per la famiglia. In discussione c’è anche un pacchetto, 7 miliardi circa secondo le ipotesi più ambiziose, per gli indennizzi alle attività economiche parametrati alla caduta di fatturato. Ma sul tema ancora si discute, tra l’erogazione diretta promossa dal Mise o gli interventi fiscali, come crediti d’imposta anche da scontare in banca, o la decontribuzione di cui si ragiona al Mef.

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