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Deficit e tensioni sociali, la partita dell’Europa

Come quel popolo felice delle Ande raccontato da Walt Disney e Carl Barks: galline «quadre» (testuale), che vivevano satolle sfornando uova «quadre», e certissime che tutto ciò fosse normale. Così sono oggi Francia e Germania, che cercano di spiegare e a stesse e agli altri come sia stato giusto regalare più tempo ad alcuni Paesi – Parigi in testa – per tagliare il deficit, e negarlo ad altri, e in più affermare che l’austerità tedesca è sempre la stessa. Non molla di un soffio.
Ieri, a Berlino, i due ministri delle finanze Wolfgang Schäuble e Pierre Moscovici hanno appunto quadrato le uova. Facendo una sola affermazione veramente univoca: che il progetto di Unione bancaria, più volte trovatosi in panne nei mesi scorsi per la sorda resistenza germanica, andrà avanti, deve andare avanti. Per il resto, prove incerte di un «asse» in costruzione, proprio intorno alla questione dei deficit. Mentre tutti guardano al vertice dei Capi di Stato di giugno, che dovrebbe suonare la carica contro la marea della disoccupazione e la tensione sociale nelle strade. «La Francia non deve abbandonare le riforme», ha ammonito duro Schäuble. Ma poi ha rassicurato: «Il patto di bilancio ci lascia un margine sufficiente per reagire in modo adeguato a delle situazioni particolari». Immediata la risposta di Moscovici: «La pausa accordataci non è un incitamento al rilassamento o alla pigrizia nella lotta contro il deficit. Se la Francia ritiene di non aver bisogno dell’austerità è perché è un Paese serio che conduce una politica credibile». Ma intanto, il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn le chiede «riforme audaci». Molte lodi da tutti anche alla Commissione Europea, che sembra aver fatto un po’ da madrina alla nascita dell’«asse» e soprattutto al nuovo concetto di austerità per metà (forse) digerito anche da Angela Merkel. Ma per il solito problema delle uova «quadre» che non si lasciano «quadrare» fino in fondo, ecco poi Philipp Rosnier, ministro tedesco dell’Economia, che azzanna il presidente della stessa Commissione José Manuel Barroso, dandogli praticamente dell’«irresponsabile» per come avrebbe «rimesso in questione la politica del risanamento dei bilanci in Europa». Intanto a Bruxelles, i leader Ue discutevano della «nuova Unione monetaria». Molti tabelle sui tavoli, ma quelle più importanti stavano ben chiuse nei cassetti: i rapporti giunti da varie istituzioni finanziarie – Bce in prima fila – che parlano ormai di coesione sociale a forte rischio per i picchi della disoccupazione. Sugli stessi tavoli, anche il dossier Italia: la Ue si attende di sapere entro la fine del mese come Roma intenda compensare la parziale o totale abolizione dell’Imu, sempre che vi si arrivi davvero. E poi, c’è anche un caso Olanda, particolarmente clamoroso: fino a due anni fa Paese rigorista come pochi, e alleato fedele di Berlino, ora chiede un anno in più di tempo per ridurre il suo deficit al di sotto del limite Ue (3% del Pil), lo chiede proprio come una «qualsiasi» Spagna o Grecia. L’ha comunicato lo stesso ministro olandese dell’economia nonché presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem.
La giornata si conclude con un brindisi sui mercati: la borsa di Francoforte chiude a +0,87% (8181 punti), ma dopo aver toccato gli 8206 punti, cioè il primato assoluto della sua storia. Mentre vanno bene anche la borsa di Wall Street (il Dow Jones ha chiuso ieri sera oltre quota 15 mila per la prima volta nella storia, a 15.056), e il collocamento dei titoli di Stato portoghesi. E almeno queste non solo illusioni, le solite «uova quadre».

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