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Deficit al 3%, l’Italia fa meglio degli altri

BRUXELLES — L’Italia ha chiuso il 2012 con un deficit pari al 3% del Pil e un debito salito fino al 127%. Non ci sono grandi sorprese, anche se il deficit è leggermente superiore alle ultime previsioni della Commissione (2,9%). Tuttavia questo sia pur piccolo peggioramento dei conti potrebbe creare ulteriori difficoltà nella decisione di chiudere la procedura di deficit eccessivo, che la Commissione dovrà prendere a maggio, dopo la pubblicazione delle nuove previsioni economiche. Per l’Italia la chiusura della procedura è un obiettivo importante, sia perché sottolineerebbe la ritrovata credibilità dei nostri conti pubblici, migliori di quelli della maggior parte dei partner europei, sia perché consentirebbe al governo di invocare quel «margine di flessibilità» previsto dai trattati e di liberare così risorse per investimenti a sostegno della crescita.
Ieri il portavoce del commissario agli Affari economici Olli Rehn ha confermato che Bruxelles è intenzionata a chiudere la procedura aperta contro il nostro Paese ai tempi del governo Berlusconi. Tuttavia ha ripetuto che, per arrivare a questo risultato, sarà necessario che le prossime previsioni confermino che il deficit si manterrà sotto la barra del tre per cento anche nel 2013 e nel 2014.
Ma la valutazione dell’Europa sui conti pubblici italiani non sarà ti tipo puramente contabile. Grazie all’entrata in vigore delle nuove norme sulle politiche di bilancio, il giudizio sarà più complessivo. «Non guardiamo solo al valore nominale del deficit ma anche alla qualità dello sforzo compiuto e alle misure di riduzione del disavanzo strutturale — ha spiegato il portavoce di Rehn — e ora diamo molto più valore al modo in cui viene ridotto il debito». In altre parole, il giudizio che Bruxelles esprimerà sui conti pubblici italiani dipenderà in larga misura anche dal Piano di riforme e dal programma di stabilità che il governo deve presentare entro aprile. Il fatto che l’Italia si appresti a cambiare governo, certo non aiuta. Ma la rielezione di Napolitano, che in Europa è visto come una garanzia dell’impegno a restare nell’euro, potrebbe fugare i timori che il prossimo esecutivo possa in qualche modo disattendere gli impegni presi dal Paese.
Complessivamente, comunque, il 2012 ha visto l’Italia fare meglio della media europea. Il nostro deficit è nei limiti del 3% previsto dal Patto di stabilità, mentre la media è al 3,7% nella zona euro. Spagna, Grecia, Irlanda, Cipro, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Repubblica ceca, Slovacchia, Olanda, Danimarca, Slovenia, Belgio, Polonia, Malta e Lituania hanno fabbisogni superiori al nostro. A nostro svantaggio, però, pesa un enorme debito pubblico, al 127% del Pil, inferiore solo a quello della Grecia, mentre la media europea è al 90%.
Ma ormai la Commissione si sta orientando a mitigare le sue richieste di rigore. «La politica di austerità ha raggiunto i suoi limiti», ha dichiarato ieri il presidente Barroso. E lo stesso Olli Rehn ha detto che ora, superata la tempesta contro l’euro, «possiamo avere un percorso di aggiustamento a medio termine più rilassato».
Anche Angela Merkel, parlando ieri a Berlino, si è difesa dall’accusa di essere una paladina del rigore fine a se stesso. «La crescita è importante anche per me, solo voglio che non sia basata su false premesse», ha detto la cancelliera, che ha anche negato di avere mire egemoniche sulla politica europea. «L’egemonia è un’idea a me assolutamente estranea», ha spiegato affermando anzi che è necessaria una ulteriore cessione di sovranità all’Europa. «Bisogna accettare che l’Europa abbia l’ultima parola in più settori di quanto accada oggi. Per quanto mi riguarda, io sono pronta».

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