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Def, 40 miliardi alle aziende Franco: “Shock per la ripresa”

«L’obiettivo è la crescita », dice Draghi durante il consiglio dei ministri e lo sforzo del Documento di economia e finanza è teso tutto nella direzione di «rafforzare la spinta per uscire dalla crisi», come ha scritto il ministro dell’Economia Daniele Franco nella “Premessa” del Documento varato ieri dal governo. “Effetto shock”, è l’obiettivo. Due i perni: munizioni da 40 miliardi per il decreto “Sostegni 2” di fine aprile e più risorse “complementari” e nazionali per rimpinguare gli investimenti del Recovery Fund e portarlo a quota 237 miliardi (dai 205 del piano precedente). Ed è proprio alla crescita, che il Def fissa per il 2021 al 4,5 per cento (più delle stime dell’Fmi) che punta il “Sostegni 2” che potrebbe succhiare quasi tutti i 40 miliari dello scostamento con il risultato di contribuire per 0,6 punti allo slancio del Pil.
Gli occhi dunque sono puntati su quello che Daniele Franco chiama uno «shock senza precedenti »: circa 20 miliardi andranno alle imprese e alle partite Iva con ristori tradizionali basati sul fatturato ma anche con un intervento su «parte dei costi fissi », dice il Def, con: 1) sgravi d’imposta; 2) copertura della quota fissa delle bollette; 3) sconto su parte dei canoni di locazione commerciali attraverso crediti d’imposta. Saranno inoltre prorogate fino a fine anno le garanzie: costeranno altri 10-15 miliardi e andranno al credito per le imprese con un effetto leva da 100 miliardi.
Per rimpolpare i fondi del Recovery Plan sarà costituito un “Fondo di investimento complementare”, pluriennale, che disporrà in ogni anno, a partire dal 2021 o dal 2022, di una quota dai 4 ai 6,5 miliardi.
La congiuntura incoraggia: il primo trimestre dovrebbe essere andato meno peggio del previsto e il Pil tornerà positivo dal secondo trimestre in poi. Con l’obiettivo di ricostruire la fiducia e assecondare la voglia di riapertura estiva del Paese, con il ritorno dei turisti, si prospetta anche un intervento fiscale: oltre a quelli tampone su Imu e Tosap, che pure arriveranno, il Def rilancia la riforma tributaria fissando la data alla seconda metà di quest’anno. Se le cose andranno bene, le tasse – si parla di Irpef – potrebbero essere già ridotte nel 2022.
Resta l’urgenza e la determinazione. Nella premessa Daniele Franco dice con chiarezza che il governo intende proseguire a sostenere l’economia: per solidarietà, certamente, ma anche perché la «chiusura definitiva » di aziende e posizioni lavorative ridurrebbe il nostro Pil potenziale, in altre parole taglierebbe il nostro livello di benessere.
Naturalmente c’è il target dei conti pubblici da sorvegliare. Quest’anno il deficiy arriva all’11,8 per cento del Pil e il debito sfiora il 160 per cento. Franco non trascura: «L’auspicio del governo – spiega il ministro – è che, grazie ad andamenti epidemici ed economici sempre più positivi nei prossimi mesi, sia questo l’ultimo intervento di tale portata». Anche perché l’obiettivo di riportare il deficit al 3 per cento del Pil resta, anche se slitta di due anni dal 2023 al 2025 e il debito è comunque previsto in discesa di 7 punti nel 2024. «La riduzione del rapporto debito-Pil rimarrà la bussola del governo», scrive ancora Daniele Franco.
Resta l’incognita vaccini. Il Def, che utilizza mezzi di valutazione del lockdown avanzati come la mobilità Google e lo “strigency index”, basa le sue analisi sull’obiettivo dell’80 per cento dei vaccinati a fine settembre. Ma non trascura l’evento avverso di una «limitata efficacia» dei composti: in quel caso la crescita si fermerebbe al 2,7 per cento.
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