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Def 2014, scatta l’sos coperture

Nelle tasche della famiglie più povere 714 euro l’anno in più. Per quelle più ricche, invece, la cifra sarà di 451 euro l’anno. Questi gli introiti che lo sconto Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) che il governo si appresta ad approvare dovrebbe portare nelle tasche degli italiani.

Novità in arrivo anche per le imprese medio grandi. Per le 620 mila unità interessate, infatti, è previsto il taglio dell’Irap (Imposta sul reddito delle attività produttive) del 10%. Attenzione, però, perché le coperture per finanziare la revisione fiscale potrebbero non bastare anche alla luce del fatto che i contenuti del Def, si basano su delle previsioni macroeconomiche che potrebbero non soddisfare le aspettative. Questo è quanto emerso, ieri, nel corso delle audizioni di Istat, Banca d’Italia e Corte dei conti che si sono svolte in Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato, nell’ambito all’attività conoscitiva preliminare per l’esame del Documento di economia e finanza 2014.

Nel dettaglio, l’Istat ha illustrato come le misure fiscali previste dal Def porteranno ad un beneficio netto annuale, sotto forma di minore imposte, pari a 11,3 mld di euro. «In particolare», ha evidenziato il presidente dell’Istat Antonio Golini, «degli 11,3 mld, circa 1,8 mld sono l’effetto aggregato delle variazioni già approvate con la legge di Stabilità 2014, mentre circa 9,5 mld sono riferite alle misure contenute nel Def».

E mentre per le famiglie le stime Istat mostrano come gli sconti Irpef porteranno un guadagno medio annuo di 714 euro a partire dalle famiglie più povere, per concludersi con un guadagno di 451 euro per i nuclei più ricchi, anche le imprese avranno la loro parte grazie al taglio dell’Irap. «L’elevata presenza di imprese con base imponibile negativa o nulla ai fini Irap restringe la platea degli interessati, raggiungendo quota 620 mila imprese, ovvero il 72,2% delle società considerate. Per due imprese su tre», ha sottolineato Golini, «il taglio dell’imposta sarà del 10%».

A porre un punto interrogativo di fronte al nodo coperture sono, però, Banca d’Italia e la Corte dei conti. Per il numero due di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, infatti, «nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero essere effettivamente utilizzati per lo sgravio dell’Irpef, dell’Irap e fornire anche coperture per misure non previste a legislazione vigente. La conferma, però, la avremo solo nei prossimi giorni quando verrà varato il decreto per la riduzione delle imposte».

E, anche su questo fronte è arrivato il monito di Bankitalia. «Le misure di sgravio fiscale dovranno essere modulate in rapporto al reddito in modo da evitare che l’operare congiunto di agevolazioni decrescenti e aliquote Irpef crescenti produca aliquote marginali effettive troppo penalizzante per certe fasce di lavoratori».

A conclusione dell’intervento, Golini ha, poi, reso noto che «a Maggio Banca d’Italia renderà note le nuove cifre sull’ammontare dei debiti della pubblica amministrazione».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Corte dei conti, secondo cui ci sono «quanto meno incertezze sulla dinamica delle entrate previste dal Def». In particolare, il presidente dei giudici contabili, Raffaele Squiteri, ha messo in evidenza tre fattori problematici: «Il primo problema è rappresentato dalla forte legame tra le entrate stimate e la previsione un quadro macroeconomico decisamente favorevole. Il secondo aspetto, invece», ha proseguito Squiteri, «riguarda il ricorso a forme di prelievo intese ad anticipare un gettito futuro (circa 3 mld di euro di maggiori entrate nel 2013 a fronte del continuo aumento degli acconti di imposta) che determinano una flessione di 2 mld di entrate nel 2014 e 1 mld nel 2015. A questi si aggiungono altri 3,6 mld frutto di misure previste nella legge di Stabilità 2014. Infine», ha concluso il presidente, «il terzo fattore è sempre frutto di un rapporto di dipendenza, ovvero, quello che lega le entrate attese a partire dal 2015 all’attuazione della misura della revisione delle agevolazioni fiscali contenute nella legge di Stabilità 2014. La partita, infatti, vale 3 mld di euro nel 2015, 7 mld di euro nel 2016 e 10 mld di euro a partire dal 2017».

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