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Deducibilità infragruppo a maglie larghe

Sono inerenti le consulenze rese da un soggetto che è anche dirigente della controllante
È inerente, e quindi deducibile, il costo sostenuto da una società di capitali per consulenze commerciali rese dalla capogruppo. E questo anche nel caso in cui le prestazioni siano rese da un soggetto che è al tempo stesso dirigente della controllante e amministratore delegato delegato della controllata. È sufficiente a tal fine che il contribuente documenti la natura della prestazione ricevuta ed evidenzi la congruità e proporzionalità del costo sostenuto a fronte dei ricavi conseguiti.
È quanto afferma la Ctr di Bologna, con la sentenza 693/13/16 depositata lo scorso 18 marzo (presidente Massa, relatore Massari), che ha respinto l’appello dell’agenzia delle Entrate, confermando le conclusioni della Ctp di Forlì.
La controversia trae origine da una verifica della direzione provinciale, a seguito della quale venivano recuperati a tassazione costi relativi a consulenze commerciali rese dalla controllante (un consorzio agrario) e riguardanti l’acquisto e la vendita di prodotti petroliferi, oggetto dell’attività propria svolta dalla società verificata, in quanto ritenuti non inerenti.
La tesi della non inerenza era basata sulla sovrapposizione delle mansioni esercitate dal dirigente attraverso cui la controllante rendeva le consulenze commerciali, in quanto lo stesso era contemporaneamente vicedirettore commerciale del consorzio e amministratore delegato della società verificata. Ciò induceva l’ufficio a ritenere che tale persona già svolgesse i compiti relativi alla compravendita di prodotti petroliferi nel suo ruolo di amministratore delegato e venisse remunerato a tale titolo e pertanto il compenso oggetto del contratto di consulenza fosse privo del requisito di inerenza ai sensi dell’articolo 109 del Tuir, essendo piuttosto un espediente contabile finalizzato per spostare il reddito imponibile dalla società controllata al consorzio controllante.
La tesi dell’ufficio è stata rigettata dai giudici regionali, che, richiamando l’orientamento della Suprema corte (Cassazione, sezione V, sentenza 27 aprile 2012 n. 6548), hanno preliminarmente osservato che deve essere ritenuto inerente tutto ciò che appartiene alla sfera dell’impresa, in quanto sostenuto nell’intento di fornire a quest’ultima un’utilità, anche in modo indiretto.
Poiché nel caso di specie il contribuente aveva documentato – attraverso il contratto stipulato con il consorzio – la natura della prestazione resa ed evidenziato la congruità e proporzionalità del costo sostenuto a fronte dei ricavi conseguiti, la spesa deve essere ritenuta inerente, in quanto l’amministrazione non può spingersi fino ad un sindacato minuto sull’effettiva utilità dei costi, a meno che non venga dimostrata l’inesistenza o il carattere simulato della prestazione.
Nello specifico, la mera sovrapposizione dei ruoli – nella società che rende e in quella che riceve i servizi – dei soggetti che svolgono le prestazioni non è stato ritenuto elemento sufficiente a costituire prova o indizio del fatto che l’operazione fosse fittizia.
La sentenza, da ultimo, ha confermato l’orientamento ormai consolidato per cui spetta al contribuente l’onere di provare l’esistenza, l’inerenza e la coerenza economica dei costi deducibili, ferma restando l’esistenza di una documentazione di supporto da cui ricavare la ragione e la coerenza economica della stessa.

Giacomo Albano

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