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Deducibilità delle perdite con l’ok al concordato

Anche il concordato preventivo rientra tra le procedure concorsuali che permettono la deducibilità della perdita sul credito, con una gestione fiscale che presenta alcune peculiarità. Non è necessario dimostrare le motivazioni che legittimano la deducibilità della perdita sul credito, tuttavia, la specificità del concordato preventivo rende necessario approfondire alcune questioni: e il momento a partire dal quale è possibile dedurre la perdita; l’entità della perdita deducibile.
Il concordato preventivo assume rilevanza fiscale, ai fini della deducibilità della perdita sul credito, nel momento in cui viene prodotto dal tribunale il decreto di ammissione previsto nell’articolo 163 della legge fallimentare. Questo momento è previsto dall’articolo 101 comma 5 del Tuir per affermare che da tale data è possibile considerare deducibile la perdita sul credito. Pertanto, anche prima del decreto di omologa fissato dall’articolo 180 della legge fallimentare, ai fini della deducibilita della perdita si può fare riferimento al decreto di ammissione. Va segnalato che, invece, per quanto concerne l’emissione della nota di accredito ai fini Iva secondo la circolare 77/2000 occorre attendere almeno il decreto di omologa.
Può essere accaduto che nel 2013 il concordato sia stato avviato senza ottenere il decreto di ammissione. È il caso tipico del cosiddetto concordato in continuità, nel quale viene presentato il ricorso rimandando a data successiva la presentazione del piano. In questa ultima situazione non si è prodotto il decreto di ammissione alla procedura, e la semplice istanza per in concordato non assume rilevanza ai fini dell’articolo 101 comma 5 del Tuir; pertanto, una eventuale svalutazione eseguita non può diventare automaticamente una perdita deducibile fiscalmente.
Se invece nel 2013 è stato prodotto il decreto di ammissione al concordato, la perdita sul credito è deducibile, ma si tratta di capire in quale entità. Al riguardo, nulla prevede l’articolo 101 comma 5 del Tuir, e sul punto la circolare 26/2013 ha specificato che l’entità della perdita deducibile dipende dal giudizio sulla esigibilità del credito eseguito dal creditore. In sostanza, in base al principio di derivazione ciò che è imputato a conto economico assume rilevanza anche fiscale. Non può comunque sostenersi che l’entità della perdita derivi da un giudizio meramente arbitrario del creditore e sotto questo profilo la circolare cita il piano del concordato quale documento utile per individuare l’entità della perdita imputata a conto economico. Quindi è chiaro che la quota di credito falcidiata dal piano costituisce una entità certamente deducibile (anzi dal decreto di omologa si può sostenere la rilevazione della vera e proprio perdita contabile).
Dubbi maggiori, invece, sussistono sulla quota di credito il cui pagamento è previsto nel piano. Infatti, ancorchè non soggetta a falcidia, tale quota è comunque caratterizzata da una certa aleatorietà nell’incasso del credito, specie se l’incasso stesso è condizionato a operazioni di dismissione di assets del debitore che potrebbero non realizzarsi. In base a ciò, può apparire ragionevole, nell’ambito di un atteggiamento di prudenza da parte del creditore, eseguire una svalutazione della parte di credito prevista come onorabile dal debitore. A questo punto, si può sostenere che alla svalutazione imputata a conto economico consegue anche la deducibilità di quella parte di credito, valendo, anche per questo componente negativo il principio di derivazione e la non necessità di dimostrare lo stato di insolvenza del debitore, stato già acclarato della sussistenza della procedura concorsuale. Questa tesi avvalora l’inciso “in ogni caso” contenuto nell’articolo 101, comma 5, del Tuir in riferimento alle procedure concorsuali e non determina comunque salti d’imposta poiché eventuali recuperi del credito danno luogo a sopravvenienze attive. Sul punto è auspicabile un chiarimento degli organi competenti anche in considerazione del fatto che il riferimento della circolare n. 26/2013 alla entità delle sole perdite derivanti dal piano del concordato preventivo può far deporre per la tesi diversa della deducibilità automatica della perdita prevista dal piano ma non per importi maggiori.

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