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Deducibili anche le riviste acquistate per la sala d’attesa

Al di là del decreto semplificazioni, sono molti i nodi da sciogliere sulle spese dei professionisti. Tra i punti controversi, la deducibilità degli oneri per riviste e banche dati.
L’agenzia delle Entrate considera deducibili dal reddito professionale le pubblicazioni acquistate (riviste, enciclopedie e simili) ma solo a condizione che ci sia una connessione diretta tra l’oggetto della pubblicazione e l’attività professionale svolta. Secondo la circolare 54/E/2002, il costo di acquisto di un’enciclopedia o di un dizionario enciclopedico «è deducibile solo nel caso in cui risulti l’inerenza diretta dell’opera all’attività professionale esercitata» o qualora le pubblicazioni contengano «informazioni e nozioni di carattere specialistico rivolte al settore professionale cui appartiene il contribuente». Ad esempio, un commercialista non può considerare in deduzione il costo sostenuto per l’acquisto di un libro di medicina o di una rivista medica.
L’interpretazione non può essere completamente condivisa. È frequente che uno studio professionale acquisti nel corso dell’anno pubblicazioni non specialistiche (riviste di economia, di moda eccetera) da mettere a disposizione della clientela in sala d’attesa. In questa ipotesi non c’è un nesso diretto con l’attività esercitata. Tuttavia, si ritiene che i costi così sostenuti possano essere ricondotti nell’ambito delle spese di rappresentanza di cui al Dm 19 novembre 2008 (applicabile anche ai professionisti). La nozione di spesa di rappresentanza stabilisce che «si considerano inerenti, sempreché effettivamente sostenute e documentate, le spese per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi, effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obbiettivo di generare anche potenzialmente benefici economici per l’impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore». I costi sostenuti per l’acquisto di queste pubblicazioni sono in questo caso deducibili entro il limite dell’1% dei compensi.
La risoluzione dell’Agenzia 72/E/2006 ha poi chiarito che la deduzione del costo di acquisto di una banca dati da parte di un professionista è assimilabile all’acquisto di un bene materiale ammortizzabile, con l’utilizzo del coefficiente residuale del 15 per cento.
L’Agenzia non attribuisce alla banca dati la natura di bene immateriale. Mancando una disciplina specifica, il professionista avrebbe potuto considerare in deduzione la spesa dal reddito in un’unica soluzione. La risoluzione, invece, attribuisce alla spesa la natura di bene materiale strumentale. In buona sostanza, è come se il Cd-rom costituisse il supporto fisico per contenere il costo di acquisto di un’enciclopedia giuridica. Come se il professionista acquistasse un’enciclopedia composta di diversi volumi, il cui costo sia complessivamente superiore a 516,46 euro. In pratica, dev’essere ammortizzato sia il costo di acquisto sostenuto per l’acquisto dei volumi, sia quello per l’acquisto del Cd-rom i cui contenuti sono gli stessi.

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