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Decreto Venete, la Camera approverà senza modifiche

Approvazione alla Camera senza modifiche e primo via libera dell’Antitrust. Inizia così una nuova settimana chiave per il piano di salvataggio di Pop Vicenza e Veneto Banca. L’Authority ha promosso l’acquisizione delle attività dei due istituti da parte di Intesa Sanpaolo. Dopo aver verificato la «comprovata mancanza di interesse all’acquisizione dei rami di impresa» da parte di altri operatori, l’Antitrust non ha aperto un’istruttoria sull’operazione perché la concentrazione non pregiudica l’assetto concorrenziale nei mercati interessati. Questa era una delle condizioni per sbloccare l’acquisizione degli attivi da parte di Intesa.
L’altra condizione, indicata nelle clausole del contratto, era l’approvazione del decreto varato una settimana fa dal Governo senza stravolgimenti e oneri aggiuntivi per Intesa. Condizione che Governo e maggioranza ora sembrano voler rispettare alla lettera. Ieri l’Aula di Montecitorio ha avviato la discussione dopo che il testo era stato licenziato giovedì dalla commissione Finanze senza modifiche, salvo l’inserimento del blocca-bond che sospende i rimborsi dei subordinati nelle banche che chiedono la ricapitalizzazione precauzionale. Nel frattempo il Consiglio dei ministri ha autorizzato il ricorso al nuovo voto di fiducia da porre sul decreto uscito dalla Commissione. La fiducia sarà votata domani per arrivare al via libera nella seduta di giovedì. Il provvedimento dovrà poi passare al Senato, dove l’esame in Aula è fissato per l’ultima settimana di luglio.
Salta così l’ipotizzato ritorno in commissione per esaminare soprattutto l’emendamento del relatore, Giovanni Sanga (Pd). La modifica raccoglieva una serie di proposte di che puntavano soprattutto a: estendere la platea dei beneficiari dei rimborsi dei bond subordinati; defiscalizzare le somme ricevute dagli investitori a titolo di ristoro; estendere l’esclusione dal bail in anche alle Casse di previdenza; inasprire le sanzioni per gli amministratori degli istituti ritenuti responsabili dei dissesti.
Nel corso dei lavori in Aula il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha chiarito che il Governo ha fin da subito escluso l’applicazione del bail in, per evitare «una conclusione drammatica con ricadute su un territorio economicamente tra i più importanti d’Europa», ma avrebbe preferito una soluzione sul modello Mps con la ricapitalizzazione precauzionale delle banche venete. Una strada non praticabile per «le indicazioni che arrivavano dall’Europa e dell’assenza di risposte dal mercato». Soluzione difesa dallo stesso ministro Pier Carlo Padoan che parlando a margine dell’Eurogruppo a Bruxelles ha sottolineato come «sono state gestite queste crisi in una fase di transizione difficile, con il minor costo possibile per i contribuenti e per l’economia» dicendosi convinto che «questo rafforza l’Unione bancaria, non la indebolisce ».
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