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Decreto Venete, al via l’esame-lampo alla Camera

Comincia il percorso “blindato” in Parlamento per il decreto che dispone la liquidazione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, operazione che comincia a manifestare i propri effetti sulla finanza pubblica. Il fabbisogno del settore statale, diffuso ieri, si è attestato a 8,2 miliardi (contro un avanzo di 8,66 di 12 mesi fa), e sulla dinamica ha pesato anche, sottolinea lo stesso ministero dell’Economia, il pagamento dei 4,8 miliardi necessari ad avviare la macchina. Ieri, alla scadenza del termine per gli emendamenti dei gruppi, sono arrivate circa 700 proposte di modifica, che saranno all’esame di ammissibilità mercoledì mattina. Ma ovviamente dalle parti della maggioranza si punta a contenere al minimo il numero dei correttivi in vista di un’approvazione-lampo che, secondo il calendario più “ottimista”, potrebbe consegnare già giovedì il provvedimento all’esame dell’Aula (oggi chiamata al voto sulle pregiudiziali di costituzionalità), dove il governo dovrebbe mettere la fiducia. «È importante unìapprovazione rapida – sottolinea il presidente della commissione Finanze della Camera Maurizio Bernardo (Ap) – di un testo che è stato concordato con le Autorità Ue per non lasciare senza soluzione il problema delle banche venete». Tra gli interventi inevitabili c’è solo l’emendamento, presentato dal relatore Giovanni Sanga (Pd), che fa confluire nel nuovo decreto il provvedimento varato dal governo la settimana precedente per stoppare il rimborso del bond subordinato da 65 milioni di Veneto Banca.
L’arrivo rapido al traguardo del provvedimento senza modifiche strutturali all’impianto, del resto, è una delle condizioni chiave poste da Intesa Sanpaolo per procedere con l’acquisizione delle parti “good” e la gestione degli esuberi che derivano dalla ristrutturazione. L’esame parlamentare permetterà comunque a governo e maggioranza di aggiustare il tiro con una serie di correttivi che dovrebbero essere messi a punto nelle prossime ore: correttivi che, appunto, non potranno modificare l’operazione ma potrebbero portare qualche aggiustamento sul versante delle tutele per risparmiatori e investitori.
Saranno però le opposizioni a dare battaglia. Dal Movimento Cinque Stelle, per esempio, sono arrivate 450 delle 700 proposte di modifica, accompagnate dalle prime polemiche che già si stanno scaldando sulle procedure scelte per il passaggio in commissione. L’esame del decreto non sarà infatti cadenzato dal solito calendario delle audizioni; gli unici “contributi” previsti sono infatti in forma scritta, con le memorie in arrivo da Banca d’Italia e Consob. «In questo modo – accusano i deputati del Movimento Cinque Stelle – il Parlamento viene umiliato a tal punto da non poter nemmeno ascoltare i vigilanti che non hanno vigilato». Ma il tema banche apre nuove fratture anche all’interno dello stesso Partito democratico: «Il decreto è invotabile – scrive in una lettera al governo, al leader Pd Matteo Renzi e ai deputati Michele Emiliano, presidente della Puglia e tra gli sfidanti di Renzi alle ultime primarie – perché tradisce i risparmiatori abbandonando al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e obbligazionisti subordinati». Ma la liquidazione «è stata fatta secondo le regole Ue – ribatte il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini in un’intervista a Bloomberg Tv – e il mercato ha reagito positivamente alla mossa del governo», che a suo giudizio «rappresenta una svolta che ha spazzato via le nubi sopra il settore».
Intanto si avvicina al traguardo la legge che istituisce la commissione bicamerale d’inchiesta sulle crisi del sistema bancario. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale partiranno le procedure di nomina dei 40 componenti.

Marco Mobili
Gianni Trovati

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