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Il decreto Rilancio ancora non c’è ma sono già pronti gli emendamenti

ROMA — Va avanti a singhiozzo l’ultimo miglio del decretone Rilancio. La fiducia in una “bollinatura” già ieri da parte della Ragioneria generale, espressa sabato dal premier Conte, è rimasta appesa ad un filo fino all’ultimo. In realtà i tempi si allungano un po’: secondo fonti accreditate solo la metà degli articoli è stata consegnata da Palazzo Chigi agli uffici contabili del Tesoro e l’altra metà si attendeva per ieri sera o ieri notte. Di conseguenza il timbro della Ragioneria potrebbe arrivare in giornata o stasera, subito dopo sarebbe la volta del Quirinale per la firma e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Certo l’operazione di drafting giuridico è un po’ lunga, soprattutto se si somma al periodo di gestazione e al lunghissimo preconsiglio, cioè la riunione dei capi dell’ufficio legislativo che ha preceduto il Consiglio dei ministri di mercoledì scorso. I motivi? Qualcuno ce ne deve essere. Tuttavia Palazzo Chigi assicura che non ci sono problemi politici e il Tesoro conferma che non ci sono problemi di copertura. Tuttavia intorno al decreto entrato con 256 articoli e composto da un fascicolo che, tra relazioni e articolato in senso stretto, arriva a 500 pagine, c’è grande movimento. Tanto da far ipotizzare che lo scontro si sposterà in Parlamento. L’ecobonus, che pure è misura giusta e nasce in embrione ai tempi di Prodi, è al centro di un braccio di ferro. C’è chi lo difende come se fosse il Piave, chi addirittura lo vuole espandere e qualche tecnico della Ragioneria che assicura che l’attuale copertura c’è, ma avverte che non si può andare oltre (ad esempio, con l’estensione alle seconde case il miliardo del 2021 raddoppierebbe). A testimonianza di ciò ieri è arrivata la dichiarazione del renziano Camillo D’Alessandro che chiede di non escludere le seconde case, in particolare ville e villette, dallo sconto. «È una scelta ideologica», ha dichiarato il parlamentare di Italia Viva. Scende in campo anche Luigi Marattin, economista renziano, che annuncia già emendamenti in Parlamento. Il primo riguarda proprio l’ecobonus che Marattin vorrebbe «estendere a imprese e altre tipologie di lavori». Il secondo è la richiesta di fondi per le scuole paritarie e l’estensione dei finanziamenti anche al segmento fino a 6 anni. Infine, il terzo emendamento, il credito d’imposta per gli affitti delle imprese che andrebbe irrobustito.
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