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Decreto operativo in 36 mosse

Trentasei provvedimenti attuativi, tra decreti, contratti, certificazioni, comunicazioni, leggi regionali, di cui una ventina centrali per far decollare la macchina dei pagamenti della Pa. Non sembra in discesa l’implementazione prevista dal Dl 35 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri: i passaggi formali, molti dei quali indispensabili e alcuni eventuali, riguardano sia gli enti territoriali sia l’amministrazione centrale. Al primo, con un comunicato ufficiale diffuso ieri, il ministero dell’Economia ha già adempiuto fissando nel 3,3% il tasso di interesse per le anticipazioni che saranno concesse nel 2013 agli enti locali. Le prossime tre settimane saranno già cruciali per capire l’efficienza delle Pa e le prime scadenze arriveranno in prossimità dell’approdo del testo alla Camera, il 29 aprile e 30 aprile, con voto previsto il 2 e il 3 maggio. Da domani invece i primi passaggi in commissione speciale con le audizioni di enti, imprese e banche.
Enti locali e Regioni
Gran parte degli adempimenti riguarderà le autonomie. In veste sia di proponenti che di destinatarie dei provvedimenti attuativi. Entro la fine di questo mese infatti Comuni e Province dovranno attivarsi per prenotare, attraverso l’applicazione disponibile da ieri sul sito della Ragioneria dello Stato, gli «spazi finanziari» del patto di stabilità mentre le Regioni dovranno chiedere le anticipazioni del Fondo liquidità. Sperando in una sollecita risposta del ministero dell’Economia. Che, entro il 15 maggio, dovrà provvedere a ripartire il 90% dell’allentamento del Patto (mentre il restante 10% arriverà il 15 luglio) e suddividere la prima tranche di aiuti alle amministrazioni regionali per saldare i loro debiti o quelli delle asl. Ma i compiti a casa delle autonomie non finiscono qui. Il Dl 35 impone alle Regioni tre passi obbligati per poter ottenere i fondi: adottare misure anche legislative per restituire le anticipazioni; pubblicare un piano dei pagamenti scaduti al 31 dicembre 2012; sottoscrivere il contratto tipo di finanziamento con il Mef. Gli stessi che serviranno per rimborsare i creditori di asl e ospedali. Senza contare l’eventuale delibera del Consiglio dei ministri per autorizzare i governatori ad accendere nuovi mutui.
Stato
Un decreto dell’Economia, entro il 15 maggio, ripartirà in modo proporzionale rispetto alle richieste i 500 milioni (quasi sicuramente non sufficienti) previsti per il pagamento dei ministeri. Ma non basta, perché per la quota dei debiti che risulterà non soddisfatta ogni ministero, con apposito decreto, dovrà definire un piano di rientro per conseguire risparmi di spesa. Sarà invece un provvedimento dell’Agenzia delle entrate (non è previsto un termine) a fissare maggiori rimborsi fiscali fino a 2,5 miliardi per il 2013 e 4 miliardi per il 2014. Anche l’allargamento delle nuove regole sulle compensazioni tra crediti commerciali e debiti fiscali agli istituti deflattivi del contenzioso richiede un passaggio in più e, precisamente, un decreto del ministro dell’Economia che stabilisca termini e modalità di attuazione.
Rientra sicuramente tra gli atti fondamentali il decreto con cui il ministro dell’Economia dovrà apportare le variazioni di bilancio, decidendo anticipazioni di tesoreria, in attesa dell’emissione di titoli di Stato posta alla base dell’intera operazione.
Le altre disposizioni
Per arrivare a 36 tappe di attuazione complessive un ruolo l’hanno giocato anche le disposizioni (Tares, Imu, aiuti a Sicilia e Piemonte) che all’ultimo momento sono state imbarcate in un provvedimento pensato all’origine per accelerare lo smaltimento dei debiti delle Pa. Ma è stato un ruolo marginale perché i provvedimenti attuativi inclusi nel decreto che non riguardano direttamente i pagamenti sono appena tre.

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