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Decreto liquidità, per assegnare i prestiti alle imprese ci vorranno due settimane

ROMA — Più di cinque milioni di imprese potranno beneficiare della iniezione di liquidità prevista dal governo con il decreto pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale. Il meccanismo si è già messo in moto e, secondo alcune proiezioni, il sistema bancario potrebbe ricevere nei prossimi giorni oltre un milione di richieste. In particolare il “taglio” di prestito da 25 mila euro sarà la misura più gettonata. Quello che è certo è che l’operazione è già scattata e le filiali bancarie hanno già acceso i motori: ieri la Sace, la società che insieme al Fondo di garanzia del Mediocredito, ha il compito di garantire oltre 300 miliardi di prestiti (200 Sace e 100 Mediocredito), ha avviato una task force in combinazione con l’Abi per favorire soluzioni semplici. La Sace distribuirà a tutte le banche italiane un “disciplinare” di condotta in modo da uniformare e velocizzare i criteri. «Coperture e risorse ci sono, i prestiti partiranno in tempi brevissimi », dice con una battuta il ministro dell’Economia Roberto Gualteri a Repubblica.
La tempistica che si valuta per la concreta erogazione dei prestiti dovrebbe essere di due settimane a partire da Pasqua, considerando il tempo necessario di allestimento delle pratiche bancarie e il rapido riscontro di Fondo di garanzia o Sace. Non rappresenterebbe un problema invece il via libera di Bruxelles che arriverà entro 48 ore: c’è già una intesa informale con la Commissione per il semaforo verde al provvedimento.
L’operazione “moratorie”, contenuta nell’articolo 56 del Cura Italia, viene indicata come “laboratorio” del provvedimento “liquidità” da ieri in Gazzetta. La norma prevedeva per le piccole e medie imprese e le partite Iva il blocco delle rate e delle revoche dei finanziamenti e la possibilità di tirare completamente sul fido accordato. I primi dati che emergono testimoniano che complessivamente alle varie moratorie hanno sinora aderito 500 mila imprese e saranno garantiti 220 miliardi di ossigeno.
Resta da definire il problema delle coperture. In questo caso non si tratta di una spesa ma di una garanzia, cioè di una spesa possibile per cui bisogna mettere da parte dei denari. La differenza, sul piano della contabilità europea Sec, è che la riserva non va sull’indebitamento netto, cioè sul rapporto deficit/Pil di Maastricht, ma viene appostata sul saldo netto da finanziare. Si tratta di 30 miliardi che serviranno solo nell’eventualità in cui i prestiti non fossero restituiti (non prima dei due anni di preammortamento del prestito) cioè non prima del 2022, quando dopo l’insolvenza dovrebbero essere escusse le garanzie.
Dunque per appostare i 30 miliardi bisogna aspettare la Relazione al Parlamento dei prossimi giorni per cambiare i saldi di finanza pubblica (un miliardo già c’è nel decreto liquidità) e dunque agire nel decreto aprile. Nel frattempo i prestiti possono partire.
Infine ancora polemiche, da parte dei commercialisti, sulla norma del Cura Italia che restringe la platea dei 600 euro solo ai professionisti “puri” e elimina chi ha una attività doppia (come l’insegnante che fa anche il fiscalista) ed è dunque iscritto oltre alla cassa privata anche all’Inps. I professionisti lamentano che la norma è cambiata in corsa e molti hanno già fatto domanda.

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