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Decreto lavoro, arriva lo stop delle imprese

Slitta il decreto estivo con il pacchetto di norme sul lavoro e le semplificazioni fiscali: era atteso al consiglio dei ministri di ieri sera, che ha disinnescato la “mina” dell’entrata in vigore della fattura elettronica per i benzinai, approvando la proroga dal 1° luglio al 1° gennaio 2019 che va pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro sabato. Ieri per tutta la mattinata si sono svolte riunioni tecniche al Mef, sulle coperture del Dl, che nell’ultima stesura contiene solo i titoli per i correttivi allo split payment e l’addio anticipato allo spesometro, in attesa di sciogliere il nodo delle risorse, insieme alle norme sulle delocalizzazioni, la stretta su contratti a termine e somministrazione, il contrasto alla ludopatia. «Datemi ancora qualche giorno – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio – ma lunedì o martedì sarà approvato dal consiglio dei ministri il decreto che è pronto e deve ottenere la bollinatura delle coperture».
Dal mondo produttivo si è levato un coro di critiche contro il giro di vite su contratti a termine e lavoro in somministrazione, per voce di Confindustria (si veda pagina 2), Confcommercio, Confesercenti e Assolavoro. Non sfuggirà che le proteste arrivano da categorie del terziario tra le quali il consenso per la Lega è piuttosto alto. Tanto che l’orientamento del governo sembra essere quello di introdurre qualche correttivo alla bozza circolata martedì, probabilmente cancellando la norma che abolisce lo staff leasing. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon (Lega), ha fatto sapere che «è in corso un’istruttoria sul testo, per riuscire a conciliare il nostro impegno a favore di una maggiore stabilità dell’occupazione, con la salvaguardia del tessuto produttivo».
Per Confcommercio-Imprese per l’Italia la proposta sui contratti a termine segna «il ritorno ad un periodo di incertezza, ad un incremento del contenzioso e ad una potenziale ricaduta negativa sull’occupazione». La reintroduzione delle causali dal primo rinnovo, l’aumento dello 0,5% del contributo per le imprese dal 2° rinnovo e l’applicazione ai contratti in essere «rappresentano una fortissima penalizzazione per le aziende del terziario e del turismo che da sempre utilizzano questo contratto per far fronte alle variabili esigenze di mercato». Confcommercio chiede di «coinvolgere le parti sociali invece di ricorrere alla decretazione d’urgenza». Anche per Confesercenti bisogna «stralciare dal decreto le parti sul lavoro, ed aprire un tavolo di confronto», la normativa sui contratti a termine rappresenta «un colpo difficile per le imprese turistiche e del terziario, che arriva quando la stagione estiva è già iniziata e riguarda i contratti in essere».
Assolavoro sollecita un incontro con il ministro Di Maio, chiedendo di «evitare in primis che si generi confusione, sovrapponendo istituti, quali il contratto a termine e il contratto di somministrazione a tempo determinato, distinti sul piano legislativo in Italia e in Europa». In assenza di correttivi, per Assolavoro si rischia «una drastica riduzione dei livelli occupazionali, in particolare dei 37mila lavoratori somministrati assunti a tempo indeterminato dalle Agenzie».
Altra priorità del M5S è il reddito di cittadinanza, che Di Maio vorrebbe far decollare entro l’anno, anche se manca ancora di coperture, dopo che la Ue ha spiegato che non si può finanziare con il Fse. Si tratta di una misura che secondo le stime del M5S costa 17 miliardi (38 miliardi secondo l’Inps). L’assenza di coperture spinge il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a frenare sui tempi: «parliamo di provvedimenti di un programma di legislatura». Ma per bypassare le resistenze, Di Maio ha annunciato la convocazione di una cabina di regia con il premier e i ministri interessati.
L’altra partita riguarda le tutele per i rider: Di Maio lunedì vedrà le rappresentanze di lavoratori e imprese. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto da tempo di essere convocati, avendo firmato il Ccnl della logistica e del trasporto merci che prevede proprio di disciplinare la figura del rider.

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