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Decreto ingiuntivo per tutti i soci

di Debora Alberici 

Il decreto ingiuntivo inchioda tutti i soci della snc. Infatti, in mancanza dell'impugnazione dell'azienda, diventa definitivo nei confronti di chi non si oppone che non potrà neppure rivendicare, per sottrarsi al pagamento del debito, la prescrizione precedentemente maturata.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 6734 del 24 marzo 2011, ha respinto il ricorso di un socio di una snc, che non si era opposto al decreto ingiuntivo spiccato nei confronti della piccola società e chiesto per debiti Inps e Inail.

In particolare i giudici hanno affermato che «il decreto ingiuntivo pronunciato nei confronti di una società in nome collettivo estende i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e, pertanto, anche ciascuno di questi ha l'onere di proporvi opposizione, con la conseguenza che, in mancanza, il monitorio stesso diviene definitivo anche nei confronti del socio e questi non può opporre l'eventuale prescrizione maturatasi in precedenza».

Ma questo è solo uno degli aspetti interessanti della decisione.

Prima di arrivare qui, il Collegio di legittimità ha infatti esaminato la posizione del socio che era stato prima dichiarato fallito e poi era riuscito a far revocare la procedura concorsuale.

Il punto esaminato dagli Ermellini riguarda la perdita, in caso di fallimento, appunto, della qualità di socio. Ebbene, quando c'è la revoca questo mantiene la proprietà della quota anche se l'azienda conta due soli partecipanti. In proposito in sentenza di legge che «il socio di società in nome collettivo composta di due soci, che sia stato dichiarato fallito, deve considerarsi non avere mai perduto la qualità di socio per effetto della revoca del fallimento, qualora la sua quota non sia stata liquidata o la società sia rimasta in vita, così rispondendo dei debiti sociali sorti durante il periodo in cui egli è restato soggetto alla dichiarazione di fallimento poi revocata».

Ma non è ancora tutto. L'onere di opporsi all'ingiunzione di pagamento contro la società esista anche quando l'imprenditore è fallito. Infatti, ha poi precisato la terza sezione civile del Palazzaccio, anche in questo caso si «mantiene una limitata capacità processuale». Dunque, «ha l'onere di proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti, verificandosi, in mancanza, anche nei suoi confronti l'effetto della definitività del monitorio stesso».

Ormai un verdetto senza appello quello emesso dalla Corte di cassazione nei confronti di un piccolo imprenditore di Milano che era prima stato dichiarato fallito e poi aveva ottenuto la revoca.

Ma, al di là di questo, la snc della quale era socio al 50% con un amico si era indebitata con Inps e Inail. Gli istituti avevano così ottenuto una ingiunzione di pagamento 73 mila euro nei confronti dell'azienda. Questa non aveva presentato opposizione. Il socio neppure. Ora, quindi, il decreto è diventato definitivo e la Cassazione ha condannato l'uomo a risarcire il debito. Non solo. Dovrà versare più di 6 mila euro per spese legali, inclusa la fase di legittimità.

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