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Decreto del fare, maratona tra le urla. E i partiti danno il via libera ai rimborsi

ROMA — Per una volta la metafora non è una forzatura. Se la maratona, intesa come gara, è lunga 42 chilometri, la maratona parlamentare sul «decreto del fare» dovrebbe raggiungere le 40 ore. Dopo un’altra seduta in notturna il traguardo del voto finale dovrebbe essere tagliato oggi, non prima delle 10. E mentre l’Aula rimane bloccata per l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle, sempre alla Camera l’ufficio di presidenza procede al riparto dei rimborsi elettorali per le ultime elezioni politiche e regionali.

In attesa di discutere la legge che dovrebbe cancellare il finanziamento diretto ai partiti, le regole attuali prevedono che il contributo sia di 91 milioni di euro l’anno. Quella di ieri è la prima tranche: 56,3 milioni. L’unico voto contrario, nell’ufficio di presidenza, è arrivato dal Movimento 5 Stelle, che ha così rinunciato ad un contributo di oltre 4 milioni di euro. Dopo la decisione di ieri il Pdl incasserà 18,6 milioni, il Pd 18, la Lega 5 e mezzo, l’Udc 3 milioni, Scelta civica e Sel poco più di un milione a testa, Fratelli d’Italia quasi mezzo milione. Nel frattempo la Camera lavora al taglio della diaria da 3.500 euro, partendo dai parlamentari residenti a Roma, alla riduzione dei rimborsi forfettari e all’obbligo di rendicontazione. Un percorso lungo sul quale non c’è ancora accordo con il Senato.

Sul «decreto del fare», invece, continuano ad emergere problemi che andranno risolti nel successivo passaggio al Senato. È il caso del Durt, il Documento unico di regolarità tributaria che con 21 adempimenti aggiuntivi rischia di complicare la vita delle piccole imprese. Una novità introdotta da un emendamento di un deputato del Movimento 5 Stelle, Giacomo Pisano, sconfessato ieri da Beppe Grillo in persona: «È una proposta contraria al nostro spirito di aiuto alle piccole e medie imprese. Siamo già al lavoro per cancellarlo al Senato». Altro caso — sollevato dall’Associazione amici della polizia stradale — quello dello sconto del 30% sulle multe per chi le paga subito. Una «o» al posto di una «e» fa in modo che lo sconto scatti non solo per chi salda entro cinque giorni ma anche per chi non ha perso punti della patente negli ultimi due anni. Sono il 95% del totale.

Come in ogni maratona parlamentare ci sono stati anche momenti di tensione. Il capogruppo del Pdl Renato Brunetta ha chiesto a Laura Boldrini di censurare la deputata del M5S Carla Ruocco che lo aveva definito «capo indiscusso del gruppo unico del malaffare». «Bisognerebbe evitare queste cose inopportune», ha risposto la presidente della Camera, interrotta dallo stesso Brunetta che ha urlato: «Io chiedo la censura». A chiudere la replica della stessa Boldrini: «Non è questo il tono. Vedrò il verbale e mi regolerò di conseguenza». L’ostruzionismo e le sedute fiume non aiutano certo una discussione serena.

In realtà il Movimento 5 Stelle ha promesso di non rallentare più i lavori se il governo rinvierà a settembre il disegno di legge sulle riforme. E oggi una loro delegazione incontrerà Enrico Letta per discutere anche di questo. Ieri sera circolava l’ipotesi che i parlamentari di Grillo potessero cambiare strategia nel cuore della notte, ritirando in massa i loro 106 interventi in programma. Stop all’ostruzionismo e richiesta di voto finale con la speranza di bocciare il decreto approfittando delle assenze nella maggioranza. Per questo a tutti i parlamentari che sostengono il governo è stata chiesta la reperibilità notturna. In realtà sarebbe sempre possibile sospendere la seduta. Ma ormai sono tutti sul chi va là.

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