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Decreto banche venete, sì con la fiducia Visco: dissipati i rischi di tenuta del sistema

Il governo incassa la fiducia sul decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. L’esito della votazione a Montecitorio evidenzia 318 sì, un astenuto e 178 no. Il testo approvato alla Camera è invariato rispetto alla versione votata in commissione Finanze, tanto che il mancato recepimento delle modifiche presentate dal relatore Giovanni Sanga (Pd) e la decisione dell’esecutivo di porre la fiducia hanno innescato due giorni fa la vistosa protesta del Movimento 5 Stelle. La contrarietà dei pentastellati nei confronti del provvedimento è destinata a proseguire durante l’ esame degli ordini del giorno. Tutti i deputati del Movimento hanno presentato un ordine del giorno e, stante il regolamento della Camera che sui decreti legge non prevede contingentamento dei tempi, l’illustrazione dei documenti rischia di rallentare il voto finale, facendolo slittare a domani.

La mancata modifica del decreto è stata bollata come «fascista» da Beppe Grillo, resta che il provvedimento scongiura il bail in, conferma i 5,2 miliardi di euro dello Stato per il salvataggio e permette la liquidazione coatta di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Facendo da apripista all’intervento da parte di Intesa Sanpaolo. «La soluzione delle situazioni aziendali dissestate e la ripresa economica stanno dissipando i rischi sulla tenuta del sistema», ricorda il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che intervenendo alla relazione annuale dell’Abi ricostruisce l’operazione di salvataggio. Il numero uno di Palazzo Koch spiega che a candidarsi per intervenire nelle banche venete erano stati «anche due grandi intermediari europei». Superate le fasi di data room e delle offerte vincolanti, la proposta di Intesa Sanpaolo è apparsa l’unica «idonea ad assicurare la continuità delle funzioni critiche delle due banche in liquidazione», riepiloga Visco. Nella ricostruzione Bankitalia rivendica l’efficacia dei controlli svolti dagli ispettori di Via Nazionale. «Le indagini giudiziarie in corso sulle due banche hanno preso l’avvio dalle segnalazioni» predisposte da Bankitalia. Un dettaglio evidenziato per dimostrare l’infondatezza delle accuse mosse a Palazzo Koch, come corresponsabile del fallimento degli istituti.

Il tema banche, del resto, alimenta polemiche anche sul fronte della legge sulla commissione di inchiesta sul sistema bancario in via di promulgazione da parte del presidente della Repubblica. Il rimprovero per il presunto «fermo» della legge al Colle, ha indotto il Quirinale a intervenire con una nota, precisando «che non vi è alcuna pressione che possa distogliere il capo dello Stato da uno scrupoloso e attento svolgimento dei suoi compiti di verifica».

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