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Decreto banche, nuovo fronte nel Pd

La polemica sulle due banche venete andate in liquidazione coatta amministrativa si sposta alla Camera, dove è partito l’iter per la conversione del decreto legge varato il 25 giugno scorso.
Ieri alle 18 sono scaduti i termini per presentare gli emendamenti: sono 700, di cui circa la metà del Movimento 5 Stelle. Ma tra le voci più polemiche si è levata quella di Michele Emiliano. Lo sfidante di Matteo Renzi alla segreteria del Pd (e governatore della Puglia) ha scritto una lettera al governo e ai parlamentari Pd, in cui definisce «invotabile» il decreto in quanto «tradisce i risparmiatori» e comporta per lo Stato «un onere spaventoso e, nella sostanza, in larga parte non recuperabile ». Come è noto il governo ha messo a disposizione di Intesa – che ha rilevato per un euro simbolico le parti sane delle due banche – fondi per 4,8 miliardi. Proprio in virtù di questo, e dello slittamento dell’autotassazione, il fabbisogno statale nel mese di giugno è aumentato di 8 miliardi.
Nel decreto inoltre è previsto un supporto teorico di altri 12 miliardi, costituito da garanzie. Emiliano, in mancanza di un’interlocuzione trasparente chiede di «valutare l’ipotesi di riaprire con l’Europa il confronto sull’intervento di ricapitalizzazione precauzionale, anche di fronte a una condizione chiaramente diversa delle banche venete rispetto al Mps».
L’intervento, al di là dei numeri che può mobilitare Emiliano in Parlamento, indica il clima di forte fibrillazione – anche all’interno del Pd – che accompagna la misura a favore di Popolare Vicenza e Veneto banca. Da parte del governo c’è invece l’impegno a proseguire spediti, con un calendario di marcia serrato: oggi saranno dichiarate le ammissibilità degli emendamenti, il voto comincerà domani in commissione con l’obiettivo di arrivare in aula lunedì 10. Per bruciare i tempi non sono previste audizioni ma solo memorie scritte da parte di Consob e Banca d’Italia.
Il decreto in effetti arriva quasi “blindato” in Parlamento, perché tra le condizioni poste da Intesa per portare avanti l’operazione c’è che non vi siano modifiche peggiorative nella conversione in legge. «Sono fiducioso – dice Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Mef – abbiamo varato misure che salvaguardano l’occupazione, garantiscono il rimborso al 100% dei risparmiatori che hanno bond subordinati ed evitano il tracollo del territorio» nel Nord Est. La speranza è di chiudere, con la conversione in legge, entro la fine di luglio (anche se i termini scadono il 24 agosto). La scelta di porre la fiducia non è di adesso, ma è chiaro che il governo è pronto a metterla se dovesse rendersi necessario.
Ieri anche il Wall Street Journal ha sollevato dubbi sulla gestione delle crisi bancarie italiane: «Ci si chiede se abbia aiutato o penalizzato i contribuenti».

Vittoria Puledda

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