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Decreto Aprile verso 70 miliardi, 25 per Cig e sostegno ai redditi

La macchina del decreto Aprile entra nel vivo e il contatore delle misure anticrisi continua a salire, con una pressione che lo porta a puntare verso quota 70 miliardi. Ieri al Mef la giornata è stata scandita da riunioni tecniche e politiche a tutto campo. E oggi l’agenda del ministro dell’Economia Gualtieri prevede anche una videoconferenza con gli amministratori locali in battaglia su un doppio fronte: le Regioni, soprattutto al Sud, non vogliono immolare sull’altare generale dell’emergenza i “loro” fondi Ue non spesi, mentre i sindaci reclamano aiuti sostanziosi per le loro casse in difficoltà. L’obiettivo irrinunciabile è quello di chiudere il menù di massima entro lunedì mattina, quando il consiglio dei ministri convocato per le 10 dovrà decidere la cifra del nuovo deficit aggiuntivo. Da far votare mercoledì al Senato e venerdì alla Camera, in un calendario per ora sfalsato dai lavori sul «Cura Italia» a Montecitorio.

La spinta a salire è generalizzata, in un confronto continuo con il Tesoro che deve calibrare le esigenze dell’emergenza con quella di garantire una navigazione il meno possibile accidentata alla raccolta di risorse sui mercati. Uno sforzo, questo, in cui via XX Settembre prova a coinvolgere, volontariamente, anche gli italiani, con il prossimo Btp Italia e poi con i nuovi strumenti che saranno tagliati su misura dei piccoli investitori (si veda pagina 8). Per il momento l’Italia dovrà infatti «fare da sola», perché le misure europee che saranno al centro del Consiglio Ue di giovedì prossimo potranno intervenire solo più tardi. Ma è evidente che uno sforzo del genere mentre il Pil crolla facendo impennare deficit e debito rende ancora più acrobatica l’ipotesi di rinunciare ex ante ai finanziamenti del Mes riveduto e corretto dalla preintesa all’Eurogruppo.

Il lievito più potente sui saldi del decreto è rappresentato dagli ammortizzatori sociali e dalle altre forme di sostegno al reddito per aiutare le tante categorie in difficoltà nell’Italia bloccata dalla crisi. La Cassa integrazione resa quasi generalizzata dal decreto Marzo e la proroga della Naspi hanno bisogno di 15 miliardi. Ma nel capitolo trova posto anche la replica dell’una tantum per gli autonomi, che nelle intenzioni più volte ribadite dal governo crescerà da 600 a 800 euro, e l’estensione delle tutele a colf, badanti, stagionali e lavoratori discontinui, nata per coprire i buchi lasciati dal decreto Marzo e ribattezzata «reddito di emergenza». Ma sul punto la questione non è solo nominalistica, perché incide direttamente sulla divisione di un fabbisogno da 10 miliardi: i Cinque Stelle con la ministra del Lavoro Catalfo puntano a un reddito di emergenza vero e proprio, che richiederebbe almeno tre miliardi, mentre nel Pd si continua a preferire l’idea di correttivi più chirurgici per evitare di dover ridurre troppo la platea dell’una tantum per gli autonomi. Anche fra i Dem si è parlato di un bonus più «selettivo» rispetto alla versione universale di marzo: ma tra gli inciampi iniziali dell’Inps, il cambio di regole in corsa per i professionisti e i problemi della prima dotazione non sarà facile gestire il passaggio a una seconda fase in cui molti non avrebbero diritto alla replica.

L’altra grande voce del decreto Aprile sarà quella destinata a finanziare le garanzie statali sui prestiti avviate dal decreto liquidità. Qui non è in gioco il deficit, perché la garanzia si trasforma in indebitamento solo quando viene esercitata, ma anche il «saldo netto da finanziare» ha bisogno di risorse da trovare con le emissioni dei titoli di Stato: per 30 miliardi, come indicato dal ministro dell’Economia, divisi grosso modo fra i circa 5 miliardi destinati a rafforzare il fondo di garanzia per le Pmi e i 25 necessari per la copertura statale ai prestiti tramite Sace. Ma sul punto entra in campo anche il tema degli aiuti a fondo perduto, sollevato ieri dal ministro Patuanelli.

Regioni ed enti locali, attesi oggi in videoconferenza al Mef, sono l’altro fronte caldo in vista del decreto. Perché la crisi ha iniziato a prosciugare le loro entrate mentre le spese crescono per tamponare l’emergenza. Sul tavolo potrebbe arrivare un fondo da 5 miliardi diviso fra Comuni, Province e Città metropolitane (3 miliardi) e Regioni (2 miliardi). Ma i Comuni puntano più in alto: le prime stime parlavano di una riduzione di entrate da oltre 3 miliardi (Sole 24 Ore del 23 marzo), ma nel frattempo il blocco si è allungato e i sindaci calcolano ora un fabbisogno di almeno 5 miliardi, destinati a crescere di un ulteriore 40-60% con una caduta dell’economia ancora più profonda. Senza contare che il provvedimento in arrivo ha in menù una sospensione dei tributi locali che potrebbe arrivare fino al 30 novembre.

A completare (per ora) il quadro ci sono le misure per la famiglia i fondi per sanità e Protezione civile e le misure annunciate per aiutare il settore turistico. Un pacchetto vicino agli 8-10 miliardi, dai confini flessibili fino al giorno del consiglio dei ministri.

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