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Decreto, ancora un rinvio Ma gli alleati: l’accordo c’è

Roma Una giornata di tira e molla. Di salti in avanti e di frenate. Ore di riunioni. Centinaia di articoli sotto esame con un pre-consiglio andato avanti fino a tarda sera. Ma ancora una volta il decreto Rilancio può attendere.

Il Consiglio dei ministri che doveva vararlo ieri è stato ancora una volta rinviato dopo un pre-consiglio durato tutto il giorno e andato avanti fino a tardi, nonostante le pressioni dei ministri Dario Franceschini e Roberto Speranza e dello stesso premier Giuseppe Conte che volevano riuscire a dare l’ok, anche in notturna. In serata, Palazzo Chigi fa sapere che «l’accordo politico c’è» e quindi il consiglio dei ministri ci sarà oggi e darà il via libera. E anche se il ministero dell’Economia precisa che «non c’è alcun problema di coperture» e che «tutti i nodi sono stati sciolti», restano ancora delle questioni da risolvere, a partire dalla regolarizzazione di migranti, colf e badanti che vede sulle barricate i Cinque Stelle. La strada, che ieri mattina sembrava ormai percorsa con un testo già pronto preparato dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, è tornata in salita e piena di ostacoli dopo l’ennesimo no dei rappresentanti del Movimento che hanno chiesto di stralciare la sanatoria dal decreto.

La lunga maratona tecnica di ieri è servita però ad analizzare uno a uno gli oltre 250 articoli del decreto nato per sostenere imprese, famiglie e lavoratori travolti dall’emergenza coronavirus. Una maxi manovra da 55 miliardi che ha costretto il governo a chiedere lo scostamento di bilancio e che è arrivata ormai a quasi due mesi di gestazione. Misure come i contributi a fondo perduto per le imprese più piccole (6 miliardi di euro) o gli sconti su affitti e bollette per le attività commerciali (1 miliardo e 600 milioni), l’allungamento di altre 9 settimane della casa integrazione in deroga (10 miliardi), le indennità per autonomi, partite Iva, co.co.co, stagionali (4 miliardi e 500 milioni) fino al Reddito di emergenza per chi non ha entrate e un Isee sotto i 15 mila euro sono state annunciate da tempo e sono attese da imprese e lavoratori in difficoltà. Lo sottolinea anche Palazzo Chigi quando ricorda che l’obiettivo è «dare nelle prossime ore il via a una solida rete di sostegni, aiuti e investimenti a protezione di cittadini, famiglie e aziende alle prese con una crisi senza precedenti».

Ma il tempo passa e l’emergenza si aggrava. Nel testo, fa sapere il ministro della Salute Speranza, ci sono anche 3,25 miliardi per assumere 9.600 infermieri e aumentare del 115% i posti in terapia intensiva. Confermata la cancellazione dell’Irap per le imprese fino a 250 milioni di fatturato, spunta anche l’ipotesi di una vendita di immobili pubblici. Ma oggi è un altro giorno.

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