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Decreto al Senato, fiducia probabile

di Mario Sensini

ROMA — Il decreto legge Salva-Italia, con la correzione dei conti pubblici e i primi interventi di rilancio dell'economia, arriva in Senato per l'ultimo passaggio parlamentare. Il via libera definitivo è atteso giovedì, probabilmente con un voto di fiducia. L'approvazione del decreto entro Natale resta la priorità del governo, che tuttavia ha già cominciato a pensare agli eventuali aggiustamenti da apportare alla manovra con il decreto Milleproroghe, ovvero l'ultimo provvedimento utile dell'anno per intervenire sulle norme che scatterebbero dal primo gennaio.
Ieri, intanto, l'esecutivo ha incassato senza troppi turbamenti lo sciopero organizzato dai sindacati del pubblico impiego, che ha visto tornare in piazza insieme i tre leader di Cgil, Cisl e Uil. E Mario Monti ha formalizzato con una colazione, ospite del Governatore e del Direttorio, la nuova stagione dei rapporti con la Banca d'Italia, piuttosto difficili con il precedente esecutivo e addirittura tesi, a livello personale, tra l'ex ministro Giulio Tremonti e l'ex governatore Mario Draghi.
Rispetto ad allora, l'apprezzamento espresso ieri da Monti «per la proficua collaborazione stabilitasi con la Banca d'Italia» e per il «contributo importante per l'azione di politica economica che il governo sta conducendo» rappresentano un deciso cambio di passo. La condivisione istituzionale conta, anche se tuttavia non risolve i problemi politici che ancora circondano la manovra antideficit. Il più che probabile voto di fiducia esclude la possibilità di modifiche e di una terza lettura alla Camera, ma i partiti premono per alcuni aggiustamenti.
Il Pd e la Lega, ad esempio, premono perché si provveda prima possibile, quindi già con il Milleproroghe, a stabilire un nuovo regime per l'assegnazione delle frequenze, abbandonando il beauty-contest per passare ad un'asta competitiva che porti gettito. Al Senato sono già pronti due ordini del giorno, che saranno presentati a latere della manovra, per impegnare il governo a provvedere in questo senso.
Anche le Regioni insistono perché l'esecutivo risolva prima possibile il problema del trasporto pubblico locale. Scesi da 2,1 miliardi a 400 milioni di euro, i finanziamenti pubblici sono stati aumentati con il decreto di 800 milioni: ne mancano ancora 900 e i governatori delle Regioni sono pronti a tornare alla carica domani, in un incontro previsto con il governo. I piccoli Comuni chiedono più tempo per associare i loro servizi, come imposto dal decreto di luglio del governo Berlusconi. Sperano in un aggiustamento in zona Cesarini anche le parafarmacie, dopo la marcia indietro del governo sulla liberalizzazione.
Per non parlare del pressing dei sindacati, che continuano a lamentare gli squilibri del decreto. «Non c'è traccia di equità» ripete il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, mentre Susanna Camusso, segretario della Cgil, parla di «manovra insopportabile per i lavoratori e i pensionati». «Non siamo rassegnati, la mobilitazione continua», minaccia Luigi Angeletti, leader della Uil. Dopo lo sciopero del pubblico impiego di ieri, che secondo i sindacati è stato un successo e secondo il ministero della Funzione Pubblica ha riguardato appena l'8% dei dipendenti dello Stato, il presidio sindacale davanti alla Camera proseguirà, con un nuovo appuntamento dei tre leader sindacali, in Piazza Montecitorio, il 24 dicembre.
Gli aggiustamenti alla manovra, assicurano da Palazzo Chigi, saranno comunque minimi. Comunque non tali da modificare i saldi della manovra così come uscita dalla Camera: 34,8 miliardi di interventi, di cui 25,8 di maggiori entrate e 9 di minori spese. Al netto degli sgravi fiscali, la manovra contiene 16 miliardi di euro di maggiori tasse (la pressione fiscale salirà al 44,9% nel 2012-13), gran parte delle quali verterà sul patrimonio (a cominciare dalla stretta sulla casa, che vale 11,3 miliardi). I conti li hanno fatti i Servizi Bilancio di Camera e Senato, indicando anche un rischio: con l'aumento delle imposte indirette (Iva e accise), l'inflazione rischia di aumentare di un punto percentuale (è già al 3 rispetto all'1,5% programmato).
 

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